Page 16 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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2 ANGELO MARIANI
al Sea Contrai) adottando quello di strategia marittima che lega strettamente gli
eventi sul mare a quelli sulla terra e meglio risponde oggi alle attuali esigenze.
Il problema, infatti, non è quello di "dominare" i mari ma quello di condivi-
derli. E dunque, esaltandone la funzione insostituibile negli scambi tra le nazioni
e nel mondo dei flussi economici, commerciali, sociali, di garantire "sul mare"
e "dal mare" la sicurezza del sistema di relazioni internazionali.
Sotto questo profilo nessun mare al mondo è così "attrezzato", così fruibile
come il Mediterraneo; ma nello stesso tempo nessuna regione è così complessa e
così ricca di "problemi" come quella che da tre diversi continenti si incentra sul
Mediterraneo.
In nessun luogo come questo si possono toccare con mano i concetti ed i pro-
blemi dell,integrazione e dell·esclusione rispetto alle grandi tendenze della globaliz-
zazione. Potremmo dire che in nessuna regione c'è tanto da fare- nello stesso tempo
- per la sicurezza e per il dialogo come nell'area mediterranea.
È dunque inutile che io sottolinei quanto interessante sia oggi per la Marina
italiana il vostro lavoro di rilettura storica, globale e multidisciplinare, del ruolo
del Mediterraneo nel sistema delle relazioni internazionali.
Dalla proficuità di questo lavoro di rilettura, avviato in modo rigoroso e sen-
za il filtro di visioni ideologiche inevitabilmente distorcenti, possono dipendere molte
cose specie per nazioni come l'Italia che a quest'area appartengono.
In primo luogo un ancoraggio, ad un tempo esplicito ed organico, della politi-
ca internazionale all'insieme geo-politico di primario riferimento che noi definia-
mo "Mediterraneo allargato .. , che comprende il Mar Nero e attraverso il Mar Rosso
si estende sino al Golfo Persico. 1
In secondo luogo, da questo lavoro di rilettura può dipendere poi una miglio-
re definizione di quello che chiamerei il ''sistema dei pluralismi', che si esprimono
nell'area mediterranea e che, se ne comprendiamo bene il significato, consentono
di impostare politiche di sicurezza davvero funzionali alle ipotesi di sviluppo più
promettenti: quelle fondate su progetti di convergenza e di cooperazione.
Sappiamo bene, naturalmente, che in molti casi del recente passato le politi-
che di sicurezza sono state viste e concepite come "alternative necessarie" al falli-
mento di politiche di cooperazione ed in questo senso sono state viste come politiche
resi duali, passive o per meglio dire "reattive".
Per contro, in un mondo sottratto al pericoloso schematismo delle ideologie,
le relazioni internazionali possono meglio sopportare il gioco delle differenze e dei
pluralismi culturali; possono meglio puntare alla loro armonizzazione nell'ambito
di comunità regionali ampie, quale quella Mediterranea, ed avere in questo il con-
tributo di politiche di sicurezza più aperte e flessibili.
È questo un passaggio di vitale importanza, particolarmente esaltato dalla fi-
ne della Guerra Fredda, che pone in una luce nuovale politiche di sicurezza e non
le confina p iii, sempre e comunque, nell'ottica dell' "alternativa necessaria", alla
politica di cooperazione e di pace.

