Page 213 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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202 LUCIO CEVA
Se a Roma l'editoria libraria centrata su guerra e fascismo getta le basi
mentre le combattive retroguardie di Kesselring menano ancora fendenti fra
Toscana, Umbria e Marche, bisogna dire che anche nel Nord occupato dai
nazi-fascisti si prepara in un certo senso il terreno per sviluppi di natura ana-
loga e di proporzioni maggiori. (I) Non sempre si ricorda che nella
Repubblica di Salò almeno una licenza era stata acquisita: quella di parlar
male del Re, della Famiglia Reale, di casa Savoia in genere (salvo del Duca
d'Aosta), di Badoglio, di molti generali e ammiragli sia pure con un certo
rischio perché non era facile prevedere se un determinato personaggio fosse
definitivamente e ufficialmente "buono" o "cattivo". Ad esempio mentre
Graziani fu sempre "buono" e Ambrosia sempre "cattivo", Gambara e
Guzzoni oscillarono fortemente tra una categoria e l'altra per assestarsi poi
in un incerto limbo di dimenticanza, e lo stesso può dirsi -sempre esempli-
ficando - per la memoria di Cavallero.
A far presentire il gusto delle "rivelazioni" era stato proprio Mussolini
con la sua fortunata serie giornalistica sul "Corriere della Sera" poi raccolta
come "Il tempo del bastone e della carota" nella quale, oltre a sparlare pub-
blicamente dei suoi gerarchi fino al giorno prima intoccabili come Dino
Grandi, aveva scodellato, sia pure con tagli ben mirati, il poi famoso verbale
della riunione 15 ottobre 1940 in cui fu decisa la guerra di Grecia. Il "duce"
lo presentava - è vero - come una sorta di antipasto accompagnato dall'av-
vertimento secondo cui "data la situazione si potevano aprire gli armadi di
ferro e pubblicare se non ancora integralmente, almeno i punti essenziali di
molti documenti che appartengono alla storia". (l)
E non era forse questo uno stuzzichino destinato ad aguzzare un appe-
tito latente ma già robusto?
Nell946, a Italia completamente liberata, i titoli sono ormai così nume-
rosi da scoraggiare anche citazioni incomplete come quelle fatte per Roma
alla nota l. È solo possibile accennare a qualche pubblicazione per categoria
di argomenti.
Per i curiosi della quotidianità del dittatore, delle sue abitudini di lavoro o
di altre più private, il contributo fondamentale era quello di Quinto Navarra,
Le memorie del cameriere di Mussolini, Milano, Longanesi. Chiunque sia stato
a dar veste letteraria ai particolareggiati ricordi del capo-usciere Navarra,
pochi libri sono stati utilizzati o comunque tenuti d'occhio più di questo.
Quasi nessuno fra quanti scriveranno poi su Mussolini potrà prescinderne
anche se non tutti lo citeranno. Chi era interessato all'Esercito nella guerra
1940-43 non poteva trascurare il volume di Roatta che -apologie e polemiche
a parte- era il primo a fornire dati precisi su vari aspetti dell'organizzazione

