Page 217 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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"autentica" tale da mutare il senso delle clausole appena firmate. Missiva cui
com'è noto il Fiihrer non rispose mai.
In verità molti degli errori della vulgata che, grazie al Diario e alle sue
correnti letture, si affermò nel 1946 si sarebbero evitati tenendo presente un
altro testo a mezza strada fra il saggio storico (per taglio, orizzonti culturali)
e il libro di memorie (per l'importanza dei ricordi e delle esperienze dell'au-
tore): il già ricordato volume di Donasti (Luciolli) Mussolini e l'Europa. 0 3 )
Purtroppo quest'opera non raggiunse il grande pubblico e anche più tardi ad
essa fu dedicata un'attenzione non sempre pari alla sua importanza. 0 4 )
Un'attenta lettura di Luciolli non solo avrebbe portato chiarezza sui
limiti del Patto d'Acciaio, sulle circostanze, sulle leggerezze e perciò sulle
responsabilità che si addensarono intorno alla sua stipulazione, ma avrebbe
messo in guardia anche contro interpretazioni tendenti a fare della politica
estera di Mussolini un'avventura giorno per giorno intesa soprattutto al suc-
cesso pubblicitario a breve termine. Che anche questi caratteri fossero fre-
quenti in genere nell'azione mussoliniana è innegabile. Tale era stata l'in-
terpretazione suggerita da Gaetano Salvemini nd suo Mussolini diplomatico,
libro di battaglia antifascista e non di storia dato che, quantunque ripubbli-
cato nel dopoguerra, era nato durante l'esilio a Parigi e per forza di cose
senza base documentaria. (!S) Ma in verità a un esame attento non potevano
sfuggire nella politica di Mussolini talune costanti che almeno in parte furo-
no colte da Luciolli che il revisionismo dovesse alla lunga condurre verso la
Germania non poteva costituire una totale sorpresa. Alla stessa stregua era
molto logico che, scatenatosi - a partire dal 1933 - il dinamismo tedesco,
l'Italia fascista fosse tentata di "associarvisi anziché di combatterlo". Ma
osserva Luciolli "quel che invece non poteva esser materia di dubbio è che,
per associarvisi utilmente, bisognava conoscerne il carattere e valutarne le
possibilità". E proprio questo tipo di conoscenza doveva mancare a
Mussolini il q'uale si legò al carro germanico con prospettive miste di affinità
e strumentalità poi scivolate nella "paura" tout court.
Una sfumatura diversa vi era in Ciano e nella sua piccola corte dove inve-
ce sopravvisse a lungo l'idea della "strumentalità" cioè l'illusione che fosse
sempre possibile tornare indietro. Ma Luciolli, voce troppo poco ascoltata,
vedeva fino da allora (1945) che l'intervento mussoliniano aveva "cause più
complesse" del semplice desiderio di profittare delle vittoria tedesche dell'apri-
le-maggio 1940. Era impossibile sconfessare la politica filotedesca senza scon-
fessare al tempo stesso se stessi e tutta l'opera del Fascismo dalla Marcia su
Roma in poi: "un filo logico ininterrotto conduceva dalle prime dichiarazioni

