Page 219 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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208 LUCIO CEVA
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:Lidea che il dittatore abbia gettato l'Italia disarmata in una contesa
mondiale è di quelle così penetrate non solo nella letteratura ma nella
coscienza di tante persone che anche il solo metterla in dubbio guadagna a
chi vi si attenti la patente di mentecatto. La tesi è ripetuta con andamento
corale già nel 1945/46 dai vari Zanussi, Armellini, Roatta, Caracciolo e
Felletti, per citare i primi che vengono in mente. Sicuramente però l'argo-
mento ha trovato il suo più vistoso sostenitore nel generale Carlo Favagrossa
sia per le cariche ricoperte (Commissario generale e poi Sottosegretario alle
Fabbricazioni di Guerra e quindi ministro della Produzione Bellica) sia per
le cifre, gli specchi e i grafici che occupano tante pagine del suo già ricorda-
to libro nel cui titolo paiono racchiusi effetto e causa: Perché perdemmo la
guerra. Mussolini e la produzione bellica.
In senso generale la tesi è inoppugnabile e va senza meno estesa all'in-
tero Tripartito evidente essendo che le sue risorse naturali e industriali erano
di gran lunga inferiori a quelle della coalizione anti-hitleriana comprenden-
te fra gli altri gli Stati Uniti d'America, l'Unione Sovietica e l'Impero britan-
nico e poiché nel Tripartito l'Italia fascista rappresentava il parente povero, a
maggior ragione essa non poteva che esser la prima a perdere. Cose ovvie. I
soli punti non ovvi su cui egli avrebbe potuto utilmente manifestarsi non
riguardavano certo l'esito del conflitto bensì il suo corso. Così il sapere se la
produzione bellica - a parità di risorse - non avrebbe potuto essere indirizza-
ta diversamente, se la mancanza di determinate materie prime fosse stata
determinante e in quali momenti, se e quando avesse cagionato una sotto-
utilizzazione degli impianti industriali.
La sezione più estesa dell'opera (Per frenare Mussolini) inizia col capito-
lo Per scongiurare la guerra dove l'autore narra i propri sforzi per distogliere
Mussolini dall'idea di intervenire nel conflitto, cosa che egli avrebbe fàtto
persino comunicandogli dati anche più pessimistici del reale. (l2) Un'azione
dunque tutta politica e sulla quale ciascuno è libero di farsi l'opinione che
crede.
Molte pagine sono dedicate a mettere in risalto la pochezza delle attri-
buzioni dell'ente da lui presieduto. Indubbiamente si trattava di attribuzioni
scarse e compaginate in modo più da tarpare che da rafforzare l'organismo.
Sennonché l'autore limitandosi a descrivere la situazione senza approfondir-
ne origini e cause fa pensare si sia trattato del mero capriccio di un tiranno
lunatico al più assecondato "dai ministeri militari che non vollero rinuncia-
re alle attribuzioni acquisite dopo la guerra a 1915-1918 con l'abolizione del-

