Page 221 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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210 LUCIO CEVA
Alfredo Dallolio assistito da un comitato interarma e da un segretariato gene-
rale. Linsieme però faceva capo non più al ministero della Guerra ma a un
mastodontico appena varato ministero dell'Economia Nazionale. Inoltre la
legge 8 giugno 1925 n. 969 sulla "Organizzazione della nazione in guerra"
stabiliva al suo art. 4 che l'organo incaricato di provvedere alle "fabbricazioni
di guerra" (da istituirsi solo in caso di "evidente necessità") sarebbe stato
posto "alla dipendenza dei ministeri competenti". Era perciò evidente che
tutta la materia delle commesse all'industria restava in mano ai singoli mini-
steri militari. Senza diffonderci ora nell'elencazione delle decine di altri enti
(Uffici superiori, nuclei ecc.) che videro la luce verso i primi anni '30, pos-
siamo concludere che se la preparazione bellica del Paese rimaneva dubbia,
assicurata (e fin dall923) era invece la quasi libertà dell'industria di sommi-
nistrare alle singole forze armate quel che avesse voluto e alle condizioni per
lei più convenienti. Di tanto si ebbe la conferma nel 1935 allorché con l'im-
presa etiopica il pericolo di guerra si fece improvvisamente concreto. Fu allo-
ra istituito il già ricordato Cogefag (RDL 14luglio 1935 n. 1374 e decreto del
capo del Governo 23 settembre 1935) strutturato come una specie di "prov-
veditore e gestore di materie prime e semilavorati" ( 24 ) (da ripartirsi tra mini-
steri militali e civili nonché aziende produttrici) senza però la minima compe-
tenza in fatto di commesse. Non solo. Al Cogefag erano sottratti campi di
grande importanza quali gomma, legname, fibre tessili, canapa, mentre il
vitale settore dei combustibili solidi e liquidi sarà riservato sino al settembre
1942 a organismi facenti capo ai ministeri delle Comunicazioni e delle
Corporazioni. ( 25 ) Forse Mussolini pensava che il coordinamento sarebbe
stato assicurato dalla sua personale preminenza. E tale probabilmente fu
l'ultima speranza di Dallolio quando il l settembre 1939 lasciò la carica.
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Certamente la grave età del generale (87 anni!) giustificava il ritiro. Ma dato
che egli era stato mantenuto in servizio ben oltre i limiti di legge e sarebbe
vissuto altri 13 anni, lucidissimo come testimoniano le sue carte private
posteriori al 1945, è ragionevole chiedersi se il distacco non sia da collegare
piuttosto all'insuccesso dei suoi tentativi di ampliate e finalizzare le attribu-
zioni del Cogefag modificando il ricordato art. 4 della L. 8 giugno 1925 n.
969. Ebbene il suo successore, generale Favagrossa, lamenta- come già detto
- la pochezza delle sue attribuzioni e dichiara "grave errore il non aver con-
centrato le commesse nel Cogefag". Però quando, nel marzo 1942, Mussolini
si risolve a concedere al Fabbriguerra i sospirati poteri sulle "commesse", è
Favagrossa stesso a rifiutarli raccomandando di attendere la fine della guer-
ra prima di concederli (dopo la vittoria insomma) asserendo che la loro ado-

