Page 222 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'UNIONE PUBBLICA ITALIANA                                       211

           zio ne nel corso del conflitto avrebbe comportato l'onerosa riorganizzazione
           di quell'ente che egli stesso altrove aveva  definito "un vero aborto"  proprio
           per la  mancanza di quei poteri. ( 26 )  Essi gli furono poi comunque attribuiti
           nel febbraio  1943, ormai in pieno clima di  sconfitta, con  la  trasformazione
           del Sottosegretariato in Ministero.
               Le carenze interne del Fabbriguerra erano aggravate dai limiti invalica-
           bili  del  quadro in cui doveva  operare.  Durante la  "non belligeranza" l'im-
           portazione di materia prime strategiche era iugulata sia dalla modestia delle
           riserve auree e valutarie sia dal blocco navale esercitato della Gran Bretagna
           soprattutto sul carbone tedesco diretto a noi.
               Essa era pronta a sostituirlo con minerale proprio purché l'Italia le aves-
           se fornito armi, ( 27 ) cosa che Mussolini rifiutò nel febbraio  1940.
               Del resto, sempre durante la "non belligeranza", le oscillazioni politiche
           del "duce" non erano rimaste senza riflessi nel campo dell'impiego di risor-
           se. Ai primi di dicembre 1939 Mussolini decise improvvisamente di fortifica-
           re con grande urgenza la frontiera con l'alleata Germania profondendovi un
           miliardo di lire e ingenti quantità di ferro e di calcestruzzo. ( 2 S)  Si trattava di
           ordini che Favagrossa non aveva titolo per discutere. E  tuttavia stupisce che
           il generale, il quale pure - a suo dire - non aveva esitato di fronte a interven-
           ti  di  natura  mediatamente  politica  per "scongiurare  la  guerra",  non  abbia
           neppure prospettato in una paginetta al capo del Governo quali rinunce in
           altri campi provenivano da tale decisione.
               Una volta  entrati  in guerra  si  dipese  solo  dal  buon volere  dell'alleato,
           intermittente  e  comunque  sempre  condizionato  dalla  strozzatura  dei  tra-
           sporti. Né molto si poteva contare sulle risorse dell'Europa occupata, la prin-
           cipale  delle  quali  (petrolio  romeno)  era  totalmente  subordinata  al  placet
           tedesco.
               La lamentatio di Favagrossa sulla mancanza di materie prime è - si  può
           dire  - continua.  E  tale  mancanza  è  ancor  oggi  argomento  correntemente
           chiamato  a  far  le  spese  di  qualunque  insuccesso.  Invano  gli  studi  di  que-
           st'ultimo decennio hanno cercato di far notare che una cosa è la carenza asso-
           luta  e altra è quella relativa.  Se la guerra si  fosse  prolungata oltre il  1943  la
           povertà italiana non avrebbe mancato di farsi  sentire, ma nello svolgimento
           concreto delle cose ben può dirsi che essa non fece  quasi in tempo a entrare
           in  linea  di  conto.  ( 29 )  Già  la  politica  delle  scorte,  avviata  a  suo  tempo  da
           Dallolio,  fu  talora  interpretata  in  modo così gretto  da  provocare  interventi
           dello Stato Maggiore Generale per sbloccar~ le cosiddette "scorte intangibili"
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