Page 224 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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           stessi  carri,  non  migliorato  in  modo  significativo  durante l'intero conflitto,
           era dovuto a insufficienza dei motori non cagionata certo da difetto o da cat-
           tiva  ripartizione  di  materie  prime  bensì  da  carenze  progettuali.  E  si  è  già
           avuto occasione di  ricordare il  possibile  rimedio consistente nell'adattare ai
           carri motori di aerei ormai superatissimi e che tuttavia l'Aeronautica conti-
           nuava  ad  acquistare  a  centinaia:  ordini  rispettivamente  del  27  novembre
           1942  e del 6 marzo 1943 relativi ai caccia monoplani Fiat G  50 bis e biplani
           Fiat Cr. 42. ( 36 ) Le ragioni di questi acquisti ci sfuggono trattandosi di mate-
           riali  necessariamente  destinati  alla  demolizione.  L utilizzazione per i carri
           dei motori di  tali aerei sarebbe stata di  sicuro possibile trattandosi di conge-
           gni in tutto analoghi (perché derivati dagli stessi ppistipite) a quelli che gli
           anglo-americani installavano nei loro carri Crusader e anche nelle prime serie
           di Sherman che con tanto successo ci contrastavano nel deserto. ( 37 l
               Il ministro della Produzione bellica, che non ha dedicato una sola riga a
           quanto sopra ne spende alquante per esaltare "la genialità" degli industriali
           e il  loro "aver fatto miracoli dando prova di capacità organizzativa e di spiri-
           to di adattamento veramente rari". ( 38 ) Inoltre egli trascrive larghe porzioni di
           un opuscolo del suo Ministero datato 194 3 ( 39 l  (e  allora segretissimo)  teso a
           dimostrare  come  nonostante  tutto  la  produzione  bellica  del  1940-43  fosse
           stata superiore a  quella del  1915-18. Per farsi  un'idea dell'attendibilità del-
           l'opuscolo basti osservare che la minore produzione di "complessi d'artiglie-
           ria" moderna viene giustificata riportando acriticamente le scuse degli indu-
           striali secondo i quali le  nuove artiglierie avrebbero richiesto tempi di  lavo-
           razione  molto  maggiori  di  quelli  della  prima guerra  mondiale. Asserzione
           vera ma solo se  riferita agli affusti dei pezzi per renderli autotrainabili e non
           certo  alle  bocche da fuoco  la  cui meccanica  non era granché  mutata in un
           ventennio. I.:incoerenza  dell'argomento  risalta  ancor più quando si  rifletta
           che nell'Esercito italiano, esattamente come in quello tedesco, le  bocche da
           fuoco  destinate all'autotraino erano solo quelle dei  reparti  motocorazzati e
           quelle d'armata, mentre la massa delle fanterie per tutto il  conflitto era dota-
           ta  degli  stessi  pezzi del  1914-18  (talora di  poco  migliorati  negli  anni '20)  e
           tutti ippotrainati al pari di quelli. ( 4 0) Orbene, i dati dell'opuscolo ufficiale del
           Ministero, in gran parte ricalcati su documentazione imbevuta di pubblicità
           Ansaldo, si  ritrovano perfino oggi  frequentemente anche in lavori a preteso
           carattere "storico".
               Certo i mastodontici programmi di  nuove artiglieria  (che ci avrebbero
           dotati di  un buon parco verso  il  1945-49!)  erano stati varati  nel  1938  cioè
           prima  dell'ascesa  di  Favagrossa  il  quale  nel  1940-41  partecipò  solo  alla
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