Page 227 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                    "Accanto ai soldati tedeschi, alti, ben piantati, prestanti ( ... ) i nostri ausi-
                liari, per lo più addetti al genio e ai servizi, tozzi, dinoccolati, trasandati non
                facevano gran bella figura.  Ma figura assai peggiore di questi bravi figliuoli,
                che se  non avevano dalla loro l'aspetto guerriero, possedevano un coraggio e
                una  tenacia  che ebbero  modo poi  di  rifulgere  nel  seguito della  campagna,
                allorché i loro prestanti ed eleganti "camerati" tedeschi, saltati in autocarro,
                li abbandonarono alloro destino, fecero i nostri carri armati.( ... )".
                    E  più oltre a proposito della rotta di El Alemein:
                    "( ... )Le  truppe  di  Rommel  erano  montate  quasi  al  completo  su  auto-
                mezzi; quelli che mancavano vennero sottratti ai nostri secondo il sistema che ai
                danni dell'ARMIR stava già praticandosi in Russia. In tal modo il grosso delle
                forze di Rommel ( ... ) riuscì a sganciarsi e a ripiegare.  ( ... )Alle nostre forma-
                zioni appiedate e cioè alla massa del nostro corpo di spedizione, toccò quel
                che doveva  accadere al  già  ricordato ARMIR:  abbandonate  a  se  stesse,  cir-
                condate da tutte le parti, senza collegamenti, senza automezzi, senza rifor-
                nimenti, esse  resistettero  strenuamente finché  il  nemico non le  sommerse"
                (cors.  ns.). ( 45 )
                    Gli esempi potrebbero moltiplicarsi e sempre con l'accecato tono di cosa
                risaputa che ormai non vale neppure la pena di dimostrare ma solo di rievo-
                care incidentalmente.
                    Eppure  già  allora  non  era  mancato  il  tentativo  di  contenere  in giusti
                limiti l'accusa basandosi non sulla chiacchiera generalizzata ma raccoglien-
                do testimonianze affidabili o ragionando su dati documentali.
                    Testimonianze circostanziate erano offerte da Gerolamo Pedoja un cor-
                rispondente della "Gazzetta del popolo" autore di un volume pubblicato nel
                 1946 assai serio e ancor oggi con tratti di originalità. Sarà anche per questa
                ragione che Pedoja è oggi del tutto dimenticato e il  suo libro, già introvabile
                 negli ultimi anni '40, non ha mai avuto l'onore di una ristampa. Pedoja dun-
                que aveva ricostruito sul posto qualche episodio che vale la pena di ricorda-
                re.  A  Marsa  Matruh  un  colonnello  tedesco  con  scorta  armata  impose  il
                distacco dei  locomotori a  nafta da un trenino-ospedale con "oltre un centi-
                naio di nostri feriti" ottenendo così di "formare d'urgenza un altro convoglio
                per i bisogni delle forze alleate tedesche". I  nostri feriti,  fatti  in seguito pri-
                gionieri dagli inglesi, assistettero poco dopo "alla partenza di altri vagoncini
                carichi di materiale d'equipaggiamento in cui figuravano soprattutto tende,
                casse, brandine da campo, tavoli e sedie a sdraio". Inoltre:
                    "Presso Sollum, alcuni nostri soldati, pur sapendo che i tedeschi si oppo-
                 nevano dappertutto con ferocia a prenderli a bordo degli autocarri anche se vi
                 fosse  stato posto, s'aggrapparono a  un camion carico di  materiale di  fureria.
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