Page 226 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'UNIONE PUBBLICA ITALIANA 215
bombardamento americano di Roma del 19 luglio 1943, non ha esitato a
deplorare le condizioni della caccia italiana non tanto perché poco numero-
sa, male armata e poco veloce, ma perché dotata di aerei "di legno", igno-
rando evidentemente che in legno erano anche i de Havilland Mosquito
MK I, forse i migliori aerei da cooperazione della seconda guerra mondiale.
Potremmo continuare l'elenco se ci proponessimo di offrire un campio-
nario di inesattezze e di omissioni. Ma lo scopo è solo quello di ricordare
come certa pubblicistica abbia contribuito a far dimenticare che le vittorie
prima di tradursi in termini tecnici, numerici ed economici, maturano nel
campo della cultura, dell'abitudine a guardar fuori di casa e dell'addestra-
mento. E una volta che le sconfitte sono avvenute, se non le si vuoi rivivere,
vanno messe a profitto con lo studio e la riflessione, non cullandosi in pana-
cee assolutorie.
* * *
Che in Africa e in Russia l'alleato tedesco non solo ci avesse trattato
con sprezzo e scarso cameratismo ma addirittura avesse consumato ai
nostri danni sistematiche "rapine" era convincimento nato nel 1942/43 e
divenuto nel 1945/46 così assiomatico da non meritare neppure trattazioni
ex professo ma ai più semplici accenni "di passata". Chi ha avuto occasione
di discorrere nel '43 o '44 coi reduci dai fronti ha udito molte parole di sde-
gno e condanna a questo proposito, con poche eccezioni limitate in genere
alle forze aeree.
La cosa del resto s'inquadrava assai bene in una rappresentazione gene-
rale del contegno di molte truppe tedesche che purtroppo non era affatto un
semplice stereotipo. Sa di che cosa parliamo chi ricorda non solo le opera-
zioni "di polizia" delle SS e degli altri "reparti speciali" ma anche, ad esem-
pio, la sistematica fucilazione dei 3000 prigionieri italiani compiuta non da
SS ma da normali forze della Wehrmacht a Celalonia nel settembre 1943. Vi
sono insomma pochi dubbi sul punto che, in fatto di crudeltà organizzata,
spesso i tedeschi primeggiassero. Certamente la Russia di Stalin fu per loro
un concorrente di tutto rispetto e anche il Giappone non scherzava. Per tace-
re poi della brutalità più improvvisata ed estemporanea ma non per questo
meno grave cui nessuno è rimasto estraneo, a cominciare da noi. ( 44 l
Però non ogni verità, anche terribile, giustifica l'estensione generalizza-
ta ad altri episodi. Scrive il generale Giacomo Zanussi, a proposito di un'i-
spezione in Libia compiuta nell'estate 1941 al seguito di Roatta sul fronte
dell'Halfaya dove nostre truppe erano frammischiate a quelle di Rommel:

