Page 228 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'UNIONE PUBBLICA ITALIANA 217
Ma dovettero lasciare subito la presa per i violenti colpi di calcio di fucile
ricevuti sulle mani. I nostri, esasperati e con le mani sanguinanti, si dettero
allora a sparare contro i "camerati". E nello scambio di fucilate vi furono un
morto e alcuni feriti". < 46 l
Episodi gravissimi senza dubbio e quasi certamente non i soli. Ma pur
sempre eventi comuni nelle litigate precipitose che si svolgono spesso all'in-
segna del "si salvi chi può". Ma poi siamo proprio sicuri che abusi e violenze
furono solo da parte tedesca e non magari anche da parte italiana quando
l'occasione si presentò?
Durante la tragica ritirata di Russia, allorché trovar posto in una misera
e sovraffollata "isba" al calare del sole segnava la differenza fra sopravvivere
o morire assiderati, non ci si scambiavano certo complimenti.
Negli anni '60 un altro giornalista serio, Egisto Corradi, ritrova nel car-
pentiere Apolloni da Thiene il suo attendente di vent'anni prima anch'egli
uno dei pochi superstiti della "Julia". Ed è tutto un rievocare in cui dimenti-
canze e "rimozioni" dell'uno incastrandosi coi ricordi dell'altro ricreano il
quadro.
"( ... ) Apolloni abbassa la voce: "E quell'ufficiale tedesco, si ricorda?"
"Quale ufficiale tedesco?" Apolloni mi guarda. "Quell'ufficiale tedesco che
gridava raus con la pistola in mano, che voleva buttarci fuori dall'isba quella
notte. Sior tenente, lei lo gà copà, non si ricorda?" No che non mi ricordo,
sinceramente. "Non mi ricordo, Apolloni", dico. Apolloni sembra esitare.
"Sì, lo gaveimo copà". "Ma chi lo ammazzò?" dico. "Io non mi ricordo".
Apolloni mi guarda, mi pare di capire che egli non crede che io non ricordi.
Torno a domandare: "Ma chi fu ad ammazzarlo?" E Apolloni: "Lei. Noi. Sì,
sior tenente. Cadde giù come nel cinema avvitandosi". < 47 l
In un suo recente studio Alessandro Massignani - sulla scorta di docu-
mentazione e testimoniare non solo tedesche - avvalora l'ipotesi che il gene-
rale Karl Eibl, comandante la 385a divisione di fanteria tedesca, sia stato
mortalmente ferito, e non involontariamente, da una bomba a mano gettata
da alpini italiani. E non si può neppure escludere che poco o nulla sia stato
poi fatto per soccorrerlo. < 48 ) Massignani è studioso serio e accurato e del resto
nella sua ricostruzione della ritirata sul Don egli segnala imparzialmente
anche non pochi comportamenti riprovevoli dell'alleato.
In conclusione sono proprio credibili queste guerre e queste ritirate con
tutti i santi da una parte e i reprobi dall'altra?
Ma tornando alla pretesa sottrazione degli automezzi italiani da parte
dei tedeschi nella ritirata da El Alamein dobbiamo ricordare la convinzione

