Page 223 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                che ormai diventavano risparmi fine a se stessi. Ad esempio in un promemo-
                ria 6 agosto  194 2 del  maresciallo Cavallero si  leggono le  seguenti  parole in
                argomento munizioni:
                    "( ... ) Le riserve possono essere impiegate senza esitazione perché se  la
                guerra dovesse durare ancora a lungo avremmo sempre la possibilità di man-
                dare a rottame armi e munizioni della scorsa guerra che sono ricche di  cor-
                rettivi pregiati ( ... )". ( 30 l
                    È inoltre notissimo che le  industrie disposero complessivamente di più
                acciaio  e correttivi di quanti fossero  in grado  di lavorare  al  punto che 1'8  set-
                tembre i tedeschi catturarono sui piazzali delle industrie acciai e correttivi in
                misura  a  volte  tripla  e  a  volte  quadrupla  delle  dotazioni  di  partenza.  ( 3 !)
                Questa constatazione, ricordata anche da Favagrossa, non sarà sic et simplici-
                ter  estensibile  a  tutti  i  settori  ma getta  una  strana  luce  su  molti  asserti  del
                generale.  Essi  non sembrano più credibili delle querimonie di  Mussolini a
                Hitler  (6  novembre  1941)  secondo  le  quali  "per difetto  di  materie  prime"

                l'industria italiana avrebbe lavorato "al40-60% delle sue possibilità". ( 32 )
                    Ma se anche maggior copia di combustibili, di energia elettrica, di cauc-
                ciù o di nichel sarebbe stata desiderabile, è certo che essa non avrebbe influi-
                to  sul  problema  dell'armamento  italiano  che  fino  circa  alla  metà  del  1942
                riguardò la qualità e non la quantità dei mezzi.
                    Un'arma efficiente non sempre richiede materie prime maggiori o diver-
                se di un'arma scadente. Per semplicità e chiarezza sono costretto a ricordare
                esempi già illustrati in altri studi. ( 33 l  Il  carro medio M  13/40, spina dorsale
                dei  nostri  reparti  corazzati,  rimase  la  stessa  "povera  cosa"  (definizione  del
                generale Zanussi)  sia  nel  1941  quando il  nichel usato per la sua blindatura
                assommava a 46 Kg sia quando nel1943 esso si era ridotto a 8 Kg. Fin dal1'8
                maggio  1941  lo  Stato Maggiore  dell'Esercito  disponeva  della  relazione  del
                generale  Giuseppe  Sarracino  nella  quaale  si  constatava  che  le  corazze  dei
                carri italiani distrutti dagli inglesi a Beda Fomm (Libia)  nel fèbbraio prece-
                dente (e  perciò costruiti nel  1940 con la più elevata quantità di nichel)  ave-
                vamo ceduto ai proietti inglesi per difetti costruttivi (campate troppo ampie,
                trattamenti termici errati) o per altre incurie grossolane (diseguale e insuffi-
                ciente serraggio dei bulloni!). ( 34 l Ora anche ricordando che- almeno a dire
                di Graziani - i carri impiegati a Beda Fomm erano stati forniti  dall'Ansaldo
                come  "non  collaudati",  ( 35 )  si  può  al  massimo  supporre  che  un  collaudo
                avrebbe migliorato il serraggio dei bulloni ma non che avrebbe potuto influi-
                re sui difetti progettuali (campate) e costruttivi (trattamenti termici, disomo-
                geneità delle colate d'acciaio). Tutti sanno poi che il  basso rendimento degli
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