Page 218 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'UNIONE PUBBLICA ITALIANA 207
rev1s10niste degli anni '20 alla dichiarazione di guerra alla Francia e
all'Inghilterra" mentre "un altrettanto ininterrotto filo logico avrebbe condot-
to, in senso inverso, all'autodissoluzione del Fascismo". Così pure Luciolli
aveva ben colto il carattere limitato e compromissorio della dittatura fascista
che, a differenza di quella nazista, doveva vedersela con forze quali la
Monarchia e la Chiesa romana. Al punto che molto della decisione per la "non
belligeranza" nel settembre 1939 va ricondotta all'influenza del Sovrano. 0 6 )
E anche se Luciolli non fa oggetto di altrettanto lucido esame il révire-
ment del monarca nel giugno 1940 (questo sì riconducibile alle vittorie tede-
sche e agli schemi classici del presenzialismo sabaudo che - nei secoli - aveva
sollevato il ducato al regno e all'impero) non si può negare che l'intelligente
e colto diplomatico avesse a tratti anticipato molti elementi delle interpreta-
zioni della politica estera fascista che in questi ultimi anni, dopo circa mezzo
secolo, si contendono il campo. Ossia:
quella sostenuta fino alla sua recente scomparsa da Renzo De Felice che,
fondandosi su vasti scavi archivistici ma anche su numerose fonti secon-
darie, tende ad accreditare un Mussolini più opportunista che coerente
("super-trasformista") e soprattutto non ideologo, quasi privo di program-
mi fin dopo l'Etiopia quando, pur non insensibile al proprio "mito" e
incline a "sogni farneticanti", ritarderà nonostante contrarie apparenze la
definitiva scelta di campo. Un Mussolini in ogni caso assai lontano dalla
costruzione politico-biologica del nazional-socialismo le cui affinità col
fascismo sono fortemente svalutate da De Felice. 0 7 ) Non va peraltro
dimenticato il carattere aperto a "continue acquisizioni" della ricerca di
De Felice sul quale egli ha spesso insistito. (!S)
quella di scuola anglosassone che, già con antecedenti in Denis Mac
Smith e in altri, è ora portata alle estreme conseguenze da B. Ma c Gregor
Knox. Anche grazie alla valorizzazione del diario di Grandi 0 9 ) e delle
carte del generale Gàzzera, ( 2 0) essa fa di Mussolini un "ideologo" sostan-
zialmente orientato verso la Germania fino dagli anni '20 (missione
Capello del 1924, ansiosa attesa del rafforzamento tedesco fra il 1929 e il
1932, ancor prima dell'ascesa di Hitler). Il tutto in un quadro che mette in
valore l'affinità ideologica fra i due regimi e al tempo stesso la profonda
diversità per quanto riguarda la presa sui rispettivi paesi: totale quella
nazista, limitata da sopravviventi centri di potere (Corona, Chiesa roma-
na, Forze Armate) quella fascista. ( 2 !)
Addentrarci nelle dispute d'oggi esorbiterebbe dai limiti di questo inter-
vento ai cui fini era invece importante ricordare gli antecedenti del 1945-46.

