Page 216 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'UNJO)iE PUBBLICA ITALIANA                                       205


          azione frenante su Mussolini che invero si  manifestò solo in corrispondenza
          di momenti di incertezza e dubbio del "duce" (lO)  e che, col diminuire di tali
          oscillazioni, fu velocemente ringoiata. Per il primo e  fondamentale aspetto,
          si  rilegga  (un esempio  fra  tanti)  l'annotazione dell'l l  gennaio  1939  in  cui
          Ciano, dopo aver descritto Chamberlain e Halifax - in visita a Roma - come
          "disposti a qualunque sacrificio", approva l'orientamento mussoliniano per
          l'alleanza con Germania e Giappone e così ne spiega la ragione:
              "Avendo nelle mani un simile strumento potremo ottenere quello che si
          vorrà. Gli inglesi  ( ... ) cercano di retrocedere il  più lentamente possibile, ma
          non vogliono battersi".
              Espressioni che non s'intonano  né  all'ingenua speranza espressa  nella
          lettera  indirizzata a Winston  Churchill  nel  1943  dal  carcere  di Verona  (di

          essere considerato un caduto per "la causa della libertà e della giustizia") (l!)
          né  alle  poi  fantasticate  opposizioni  alla  politica  di  Mussolini.  Beninteso il
          Diario non fu presentato come una rivalutazione totale di Ciano (vedi nota
          introduttiva di Ugo d'Andrea e  prefazione di  Sumner Welles  oltre ai brani
          che precedono ciascun semestre)  ma sicuramente cercando di far ricadere il
          maggior biasimo su Mussolini del quale tutto si potrà dire ma non che si tro-
          vasse solo e abbandonato nella propria decisione di schierarsi con la Germa-
           nia né prima né dopo la crisi del settembre 1939. Per il prima valeva, insieme
          con mille altre, la sopra riportata annotazione del Diario; per il dopo, ancora
          una volta il Diario offriva la prova dell'atteggiamento di Ciano al tempo stes-
          so  remissivo  verso  il  suocero  e  superficiale coi  tedeschi. Assecondò  le  ten-
          denze  di  Mussolini  a  manifestare  appetiti  politico-territoriali  di  entità  sel-
          vaggia ma non assistiti da pari determinatezza nel precisare e chiarire prete-
           se e punti di vista al fine di evitare gli equivoci che caratterizzarono poi tutta
           l'alleanza.
              Va  aggiunto  che  proprio  dal  Diario  derivò  il  convincimento  (in  parte
          vivo  ancor oggi  fra  i  non specialisti)  che  il  Patto d'Acciaio  contenesse  una
          clausola che impegnava le  parti a garantite un periodo di  pace di 3-4 anni.
           Solo nel  1948 con  la  pubblicazione degli Atti del processo  di Norimberga,  di
          "L'Europa verso la catastrofe" e del primo dei due lavori di Toscano sulle ori-
          gini del Patto d'Acciaio (lZ)  fu  chiaro che questo desiderio di  Mussolini e di
          Ciano (dettato solo da preoccupazioni sullo stato degli armamenti  italiani)
          era stato affidato  a  niente di  più vincolante delle chiacchiere scambiate fra
          Ciano e Ribbentrop nell'incontro di Milano  (6-7  maggio  1939)  e del cosid-
          detto "memoriale Cavallero" ossia la lettera che Mussolini inviò a Hitler il30
           maggio,  dunque  dopo  il  patto,  pretendendo  di  darne  un'interpretazione
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