Page 229 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                 espressa nel 1946 dal maresciallo Giovanni Messe il quale, giunto in Africa a
                 soli tre mesi dai fatti a comandare proprio i superstiti di El Alamein, era per-
                 venuto alla conclusione che non dovesse parlarsi di  "sottrazione" bensì "di
                 mancata  restituzione"  di  mezzi.  I  tedeschi  infatti  avrebbero  rigettato  una
                 domanda di  restituzione di due autoraggruppamenti che gli italiani fin  dal

                 1941  avevano assegnato all'Afrika Korps per i suoi bisogni logistici. ( 49 )
                     Ora si  può star certi che, se le amplificazioni di qualche fatto vero sono
                 ormai entrate nella "memoria storica"  degli italiani assai  più delle puntua-
                 lizzazioni  di  Messe,  nessun  posto  verranno  a  occuparvi  le  ancor  diverse,
                 gravi e documentate affermazioni espresse negli anni '70 da alti ufficiali ita-
                 liani. Alla radice della perdita delle fanterie  starebbe, secondo loro, il  rifiuto
                 opposto dal nostro Comando Supremo al prestito di  1500 automezzi e rela-
                 tivo  carburante  richiesto  da  Rommel  per  approfittare  della  sopravvenuta
                 sosta della battaglia  (30  ottobre)  al  fine  di  far  ripiegare "di circa  100  chilo-
                 metri  (sulle posizioni di Fuka) le  truppe di  fanteria  italiane e tedesche, con
                 armi e munizioni, dalla divisione 'Bologna' compresa in giù vale a dire per
                 la  parte centro-meridionale dello schieramento".  Ossia proprio il  segmento
                 di linea che dovrà poi arrendersi agli inglesi in pieno deserto. Ebbene, dati gli
                 umori del Comando Supremo romano, ignoriamo se ancora ottimisti o se già
                 intonati  all'alternativa  "vittoria  o  morte"  che  il  3  novembre  piomberà  da
                 Rastenburg  (subito  riecheggiata  da  Palazzo  Venezia),  una  concessione  di
                 automezzi era sentita come incoraggiamento a quella rotta che doveva veri-
                 ficarsi qualche giorno dopo c in condizioni tanto peggiori. (SO)
                     In ogni caso, tralasciando questi apporti degli anni '70, si deve constata-
                 re una volta di più che già nel1945-46, anche a parità di diffusione editoria-
                 le, determinate versioni incontravano maggior fortuna di altre.
                     Bisogna infine prendere atto di  taluni buoni apporti della memorialisti-
                 ca e vogliamo qui riferirei a quella ancora assai esile relativa al fronte norda-
                 fricano perché quella sulla Russia per la sua abbondanza già nel 1946 richie-
                 derebbe una trattazione a sé.  Nel  1946 i contributi degni di  nota sul fronte
                 africano erano due: il ricordato La disfatta nel deserto  di Pedoja e le  memorie
                 dell'ufficiale artigliere Oderisio Piscicelli Taeggi. (SI)
                     Di Pedoja qualcosa abbiamo appena detto  ma esso va  ricordato  anche
                 per altre ragioni. Nel1946 il  suo era l'unico libro particolareggiato sull'avan-
                 zata fino a El Alamein, sull'ultimo tentativo di  sfondamento itala-tedesco a
                 fine agosto 1942. Conteneva anche insuperate pagine sulle diverse condizio-
                 ni della truppa nelle varie unità e offriva descrizioni - per quanto ci consta -
                 ancor oggi uniche  di  taluni  fatti.  Fra essi  il  soggiorno di  Mussolini in Libia
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