Page 302 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'IDENTITÀ NAZIONALE ED ILTRATI'ATO Ili PACE                     291


          Nazione e si  sono ripresi più e meglio di noi perché sono le  forze dello spi-
          rito che contano, piuttosto che i beni non perduti, se ce ne sono, o riacquisi-
          ti elemosinando).
              Ci sono delle responsabilità sui due eventi che è bene chiarire e questo
          chiarimento  hanno piena  ragione di  chiederlo i  soldati  italiani  che  hanno
          disciplinatamente  eseguito  gli  ordini  di  presidiare  le  Alpi  occidentali  nel
          giugno  del  1940  (per poi  perdere  Briga  e  Tenda), che  hanno  eseguito gli
          ordini  di  andare  a  morire  con  la Julia  a  Perati  o  nelle  steppe  russe  con
          l'Armir e le centomila gavette di ghiaccio, per combattere gente e soldati che
          non contestavano e toglievano loro niente. E ciò mentre i contadini manda-
          ti  in Cirenaica, in Somalia, in Etiopia  rimanevano abbandonati a  se  stessi
          avendo come unico difensore il  Duca d'Aosta  e coloro che con lui si  sono
          sacrificati  all'Amba Alagi  forniti  praticamente di  niente.  Il chiarimento di
          quelle responsabilità lo chiedono parimenti quei soldati  (e  i loro familiari),
          che sono morti a Cefalonia o Corfù o sono andati a soffrire gravi pene mora-
          li  e  fisiche  nei  campi  di  concentramento  della  Germania,  della  Polonia e
          della Russia invece di stare a difendere la loro terra, impedire che ci fossero
          i  trecentomila  morti  della guerra  civile  o  lo  stàcelo  della  Nazione  e  dello
          Stato.
              Ben consci dell'importanza che gli eventi di  un certo tempo esercitano
          su quello che segue, e,  più specialmente, sullo spirito, il pensiero e l'azione
          delle generazioni successive, i soldati italiani che sono stati impegnati nella
          na Guerra Mondiale desiderano vivamente e chiedono con forza, che in sede
          tecnico/militare, con grande rigore morale e spirito di verità venga stabilito
          se, come ed in quanto, le disastrose conseguenze delle decisioni prese ai mas-
          simi livelli nel1940 e 1943 circa l'entrata e l'uscita da quella guerra siano cor-
          relabili ed effettivamente correlate alloro comportamento di combattenti.
              Essi  chiedono  quindi  che  sia  accertato  senza ombra  di  dubbio  se  tali
          disastrose conseguenze discendono dal fatto che essi sono stati impari alloro
          compito o non dimostrano, piuttosto, che sono stati ogni volta impiegati del
          tutto erroneamente,  su  basi improprie di ordine ideologico,  attraverso l'assegna-
          zione di obiettivi militarmente errati e mezzi del tutto inadeguati per quantità e
          qualità senza l'indispensabile addestramento. Alle ovvie ragioni che determina-
          no questa ineludibile richiesta di chiarimento, se ne aggiungono oggi altre di
          non  minore  importanza  conseguenti  alla  nuova,  folgorante  ideologia  che
          tanto muove tutti: Assicurare la  Pace  (a  cui ognuno di  noi anela profonda-
          mente)  attraverso la "ignifugazione degli spiriti"  (una locuzione che deriva
          dal paragonare, non erroneamente, la guerra ad un incendio) e la abolizione
          degli apparati bellici.
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