Page 300 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'IDENTrrA C\!AZIONALE ED IL J'RATTATO DI PACE 289
ziando dopo aver respinto l'assedio a Mosca nel dicembre 1941, sbaragliata
l'armata del generale Von Paulus a Stalingrado nel gennaio del1943 e dimo-
strato indiscutibilmente che Leningrado era imprendibile nonostante l'ap-
porto della Finlandia che, infatti, poi si sganciò dalla guerra. Le deduzioni di
ordine militare risultavano dunque chiare. La guerra restituita alla politica
dalla decisione del25 luglio se fosse stata agganciata, come logico, all'assun-
to clausewitziano non avrebbe potuto avere che un obiettivo: creare un ridot-
to militare per quanto possibile forte e da esso trattare l'uscita dalla guerra. Il
che significava per l'Italia: dare il benvenuto alle sedici divisioni che i tede-
schi ci avevano offerto (6 agosto. Tarvisio), richiamare in patria tutte le trup-
pe sparpagliate per l'Europa, fare una ritirata strategica (tipo russo) dalla
Calabria agli Appennini tosco-emiliani; il che comportava anche di risolvere
subito e bene l'impegno ineludibile e pesantissimo di assicurare il sostenta-
mento di trenta milioni di connazionali posti automaticamente sulle braccia
degli anglo-americani che avanzavano.
Questa sarebbe stata veramente una posizione militarmente e moral-
mente forte, corretta, da cui trattare l'uscita dalla guerra. (Z)
Il tempo necessario per attuare le misure politico-militari propedeutiche
all'uscita della guerra sarebbe stato indubbiamente assai lungo e avrebbe
comportato nuove ulteriori sofferenze da parte di molti ma dopo tre anni di
dura guerra sopportati con grande forza d'animo, gli italiani li avrebbero
accettati se dei puri e semplici mestatori non avessero trasformato in follia
l'euforia popolare causata dalla decisione del Gran Consiglio.
Perché questo non è avvenuto?
Per la semplice ragione che la guerra gestita dall'ideologia dell'anticomu-
nismo, invece di approdare al realismo della politica, è diventata in quei gior-
ni appannaggio di un'altra ideologia, quella dell'antifascismo, quella ideologia
utopica del "salvare il salvabile" (come se fosse possibile che qualcuno,
aggredito e duramente malmenato, si renda disponibile a fare concessioni
all'aggressore una volta che è riuscito a immobilizzarlo), quella utopia cer-
vellotica dell'8 settembre ( 3 ) pagata con niente altro che uno sciacallaggio, il
tradimento dell'alleato dato che tutto il nostro già gli anglo-americani se lo
erano preso e non avevamo altro da cedere. (Le navi da battaglia le hanno
internate ai Laghi Amari e non le hanno usate; gli incrociatori fungevano da
traghetti per e da le isole).
Ciò ha comportato che:
a) del salvabile non si è salvato assolutamente niente. Briga, Tenda, !stria,
Dalmazia, Dodecaneso, Etiopia, Somalia, Libia e parte della flotta se lo

