Page 301 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                  sono preso e l'Alto Adige non ce lo hanno tolto solo perché non sapevano
                  a chi darlo.
               b)  con l'armistizio dell'8 settembre la guerra è cessata là dove era già termi-
                  nata, ma non ne fu ridotta né la durata né la violenza, là dove essa era in
                  corso. Le truppe italiane non sconfitte caddero prigioniere dei loro alleati;
                  si scatenò la guerra civile; le Forze Armate si sfasciarono con poche oppor-
                  tunità o  speranze di  riprendersi;  la  Nazione Italiana cessava  di  esistere
                  per ridursi  ad  un  "popolo  sconfitto  e  non  affidabile".  Questo era  vera-
                  mente un ben strano armistizio!
                   Il nesso fra  il 25 luglio e 1'8  settembre che non viene mai messo in luce
               e che gli italiani faranno bene a cercare di capire è questo: il passaggio della
               gestione della guerra da  un'ideologia ad un'altra ideologia,  ad un'utopia, anzi
                ad una inammissibile dabbenaggine. E  noi sottolineiamo questo nesso, o la
               mancanza di esso, fra il 25 luglio e 1'8 settembre non perché si sia in favore o
               contro questa o quella ideologia - che i popoli e la storia provvedono auto-
                nomamente a giudicare - ma per indicare con forza  quanto sia dannoso  (e
               quanto lo sarà ancora ogni volta che verrà ripetuto)  il fatto di trattare con leg-
               gerezza e senza il  dovuto rispetto né dell'esperienza storica né delle  regole
                della guerra quel fenomeno imponente ed importantissimo che è appunto la
                Guerra, dagli italiani considerata invece normalmente una specie di litigio,
                di querelle, che si accende e si spegne perché il semplice capriccio di darle ori-
               gine ha poi portato alla compunzione di chi aveva sbagliato e vuole porre fine
                a  tale  litigio.  Per gli  italiani,  infatti,  la  guerra  non  è  un  evento della  storia
                qualche volta irrecusabile ma un trascurabile optional.
                    Il  nesso - o  la  sua mancanza - fra  il  25  luglio  e 1'8  settembre è  ancora
                tutto da spiegare ed è più che giusto chiedere di riesaminare questa questio-
                ne con la dovuta serietà in sede tecnico-militare. Ed è inutile dire che è una
                cosa vecchia ormai di cinquant'anni poiché, tanto per fare un esempio, dopo
                cinquant'anni viene giustamente riaperta la questione di chi ha fatto morire
                tanti italiani nelle foibe.  IliO giugno 1940 ha causato tutte le perdite materia-
               li che sono state  sopra elencate,  l '8  settembre  ne ha portate altre di ordine
               morale che non sono meno dure e si  potrebbe anzi dire che gli errori dell'8
                settembre hanno finito con l'esaltare enormemente quelli del  10 giugno. Le
                perdite dovute  alla  decisione  di  entrare  in guerra gli  italiani le  hanno però
               metabolizzate in quindici anni  (già nel  1960 il  processo era terminato), quel-
                le  dovute all'uscita dalla guerra non ancora  data la loro natura. Le prime ci
                hanno fatto perdere malamente una guerra, le seconde ci hanno fatto perde-
                re tragicamente la Patria.  (La Germania e il  Giappone hanno avuto perdite
                materiali  maggiori  delle  nostre  ma  non  hanno  perso  mai  l'anima  della
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