Page 299 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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288 TAVOLA ROTONDA
diventarne la mosca cocchiera inviando reparti militari di una qualunque
natura là dove essa li mandava perché ciò avrebbe indicato chiaramente ed a
tutti che distogliendo anche una minima parte delle proprie forze dall'obiet-
tivo principale che le competeva l'Italia veniva meno scientemente ad uno
dei principi fondamentali della guerra (concentrazione degli sforzi) l'Italia
dimostrava di non voler essere lei a riportare la vittoria contro il suo nemico
ma di voler approfittare della vittoria dell'alleato. Questo in termini militari
avrebbe comportato di entrare in guerra non nel giugno dell940 ma di atten-
dere fino all'anno successivo e poi, con la Francia tolta di mezzo e
l'Inghilterra impegnata per la sopravvivenza nella lotta con la Germania,
attaccarla e cacciarla dall'Egitto in modo da stabilire una permanente e libe-
ra via di comunicazione fra l'Italia e l'Etiopia o meglio fra l'Italia ed il Mar
Rosso perché l'Impero che ci era tanto costato doveva assolutamente essere
mantenuto. (l)
Gli inglesi a quel tempo erano relativamente poco forti in Egitto ed
avremmo potuto batterli se solo avessimo pensato e voluto farlo con decisio-
ne, avendo pianificato per tempo l'azione militare ed approfittando, per
rifornire massicciamente la Libia, della libertà di movimento che avremmo
avuto in Mediterraneo fino a quando non fossimo entrati in guerra. Con
l'Egitto sarebbe venuto all'Italia il Medio Oriente, il Nord Africa e l'Africa
Orientale; l'Italia sarebbe diventata la potenza egemone dello spazio Medi-
terraneo con il favore dell'Islam (chiaramente espresso dal Muftì di
Gerusalemme) e anche la più forte delle Germanie qualunque vittoria avesse
conseguito non avrebbe osato discutere un alleato di questa statura politico
militare. (Questo "piano di azione" può essere giudicato fì-utto della cono-
scenza dei fatti passati se riferito a chi scrive, ma non se riferito al Fondatore
dell'Impero, al Protettore dell'Islam, all'uomo che si era opposto all'Anschluss,
che aveva il dovere di essere almeno conseguente con se medesimo e che, se
temeva di non poter portare a compimento l'azione direttamente ed inevita-
bilmente conseguente all'entrata in guerra contro l'unico vero nemico che poli-
ticamente avevamo, l'Inghilterra ed avrebbe dovuto astenersi dall'iniziarla).
Tutto questo purtroppo non è avvenuto e ci si è trovati, nell'estate del
1943, in una situazione nettissimamente caratterizzata da due fatti: la con-
vergenza ideologica dell940 fra Italia e Germania era decisamente allentata
o addirittura sparita ma, contemporaneamente, erano diventati assolutamen-
te coincidenti gli obiettivi militari delle due nazioni. Le posizioni italiane del
Nord Africa ed in Sicilia erano crollate, il riflusso del colosso russo, appog-
giato ormai pienamente dalla potenza di quello angloamericano, stava ini-

