Page 299 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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               diventarne  la  mosca  cocchiera  inviando  reparti  militari  di  una  qualunque
               natura là dove essa li mandava perché ciò avrebbe indicato chiaramente ed a
               tutti che distogliendo anche una minima parte delle proprie forze dall'obiet-
               tivo  principale che  le  competeva l'Italia veniva  meno scientemente ad  uno
               dei  principi fondamentali  della guerra  (concentrazione degli  sforzi)  l'Italia
               dimostrava di non voler essere lei a riportare la vittoria contro il suo nemico
               ma di voler approfittare della vittoria dell'alleato. Questo in termini militari
               avrebbe comportato di entrare in guerra non nel giugno dell940 ma di atten-
               dere  fino  all'anno  successivo  e  poi,  con  la  Francia  tolta  di  mezzo  e
               l'Inghilterra  impegnata  per la  sopravvivenza  nella  lotta  con  la  Germania,
               attaccarla e cacciarla dall'Egitto in modo da stabilire una permanente e libe-
               ra via di comunicazione fra  l'Italia e l'Etiopia o meglio fra  l'Italia ed il  Mar
               Rosso perché l'Impero che ci  era tanto costato doveva assolutamente essere
               mantenuto. (l)
                   Gli  inglesi  a  quel  tempo  erano  relativamente  poco  forti  in  Egitto  ed
               avremmo potuto batterli se solo avessimo pensato e voluto farlo con decisio-
               ne,  avendo  pianificato  per  tempo  l'azione  militare  ed  approfittando,  per
               rifornire massicciamente la Libia, della libertà di  movimento che avremmo
               avuto  in  Mediterraneo  fino  a  quando  non  fossimo  entrati  in  guerra.  Con
               l'Egitto sarebbe venuto all'Italia il  Medio Oriente,  il  Nord Africa e  l'Africa
               Orientale; l'Italia sarebbe diventata la  potenza egemone dello spazio Medi-
               terraneo  con  il  favore  dell'Islam  (chiaramente  espresso  dal  Muftì  di
               Gerusalemme) e anche la più forte delle Germanie qualunque vittoria avesse
               conseguito non avrebbe osato discutere un alleato di questa statura politico
               militare.  (Questo "piano di azione"  può essere giudicato fì-utto  della cono-
               scenza dei fatti passati se riferito a chi scrive, ma non se riferito al Fondatore
               dell'Impero, al Protettore dell'Islam, all'uomo che si era opposto all'Anschluss,
               che aveva il  dovere di  essere almeno conseguente con se  medesimo e che,  se
               temeva di  non poter portare a  compimento l'azione direttamente ed inevita-
               bilmente conseguente all'entrata in guerra contro l'unico vero nemico che poli-
               ticamente avevamo, l'Inghilterra ed avrebbe dovuto astenersi dall'iniziarla).
                   Tutto questo purtroppo non è  avvenuto e  ci  si  è  trovati,  nell'estate del
                1943,  in  una situazione nettissimamente caratterizzata da due fatti:  la  con-
               vergenza ideologica dell940 fra Italia e Germania era decisamente allentata
               o addirittura sparita ma, contemporaneamente, erano diventati assolutamen-
               te coincidenti gli obiettivi militari delle due nazioni. Le posizioni italiane del
               Nord Africa ed in Sicilia erano crollate, il  riflusso del colosso russo, appog-
               giato ormai pienamente dalla potenza di  quello angloamericano, stava  ini-
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