Page 294 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'IDENTITÀ NAZIONALE ED !L TRATTATO DI PACE                      283


          rimanere, sempre, la manifestazione più orrenda del "maligno" in quanto ha
          comportato un attacco alla patria di quella Utopia che dovrebbe rigenerare il
          mondo intero.
              Nel  nostro  Paese eventi  tragici  di  quella  specie  non si  sono  in  pratica
          verificati  e  perciò  si  può dire,  senza  necessariamente  arrossire,  che  l'Italia,
          agli inizi degli anni '40, ha fatto una guerra e l'ha persa, così come ne aveva
          fatta una 25 anni prima e l'aveva vinta, così come ne aveva fatte, vincendo e
          perdendo, durante il Risorgimento (quando la Nazione è cresciuta sulla base
          tanto di queste che di quelle) così come tantissimi popoli possono enumera-
          re  nella loro  storia guerre vinte e  perdute e  discuterle tanto nelle  premesse
          che  nelle  conseguenze  come  un  fatto  umano che  tutti  preferirebbero  fosse
          stato evitato ma che, se c'era ragionevole necessità o convenienza a farlo, non
          turba l'equilibrio del mondo e non introduce nell'animo degli uomini com-
          plessi tali da segnare tutta la loro vita ed i loro atti.
              Eppure questo è  avvenuto ed avviene  in Italia ad opera di uomini di
          cui non è sempre facile accettare la buona fede se non altro per il fatto che
          non  possono  non  notare,  e  non  dovrebbero  poter accettare  che,  a  causa
          della descrizione che si  fa  di quella guerra, i figli guardano con sospetto ai
          padri,  considerano  con  diffìdenza  le  Forze  Armate,  vincolano  oltre  il
          dovuto  ed  il  ragionevole  ogni  e  qualunque  difesa  degli  interessi  e  della
          dignità nazionale da parte dei governanti onde non si  avvicinino minima-
          mente all'orlo dell'abisso di una scaramuccia armata, non solo e non tanto
          perché questa possa avere conseguenze pericolose, del che ognuno di  noi
          è  convinto,  ma  perché  è  peccaminosa e  ci  condannerebbe all'inferno  più
          profondo.
              I  militari sono poi, da noi,  nello  stato d'animo derivante dal dubbio
          che i loro predecessori abbiano commesso errori e misfatti e dall'idea che
          forse  non è  più un dovere indiscutibile l'obbedienza se essa porta all'im-
          piego  delle  armi  di  cui  pur  vorrebbero  esser  dotati.  La  giustificazione
          della loro esistenza ed opera diventa quindi il provvedere alle conseguen-
          ze delle alluvioni, terremoti, incendi e poco altro. Dopo quaranta anni di
          questo  condizionamento  psicologico  chiunque  voglia  leggere  la  storia,
          piuttosto che accettarne una certa dettatura, deve considerarsi un reprobo
          e sembra sia tempo di togliere lo scheletro della II" Guerra Mondiale dal-
          l'armadio nazionale e guardare a questo evento con occhi cui non fa  velo
          l'ideologia o una morale di dubbia valenza anche perché applicata a senso
          UnlCO.
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