Page 293 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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282 TAVOLA ROTONDA
Annesso l
Premesso che ogni azione liberticida o delinquenziale (in quanto com-
presa fra quelle così considerate dai codici penali delle varie nazioni) è del
tutto esecrabile e che i responsabili di tali azioni sono da tutti considerate
passibili anche delle pene più gravi, non sembra che le guerre, in quanto
fenomeni che coinvolgono fino a centinaia di milioni di persone, possano
essere fatte ricadere in quelle categorie di azioni.
Le guerre, infatti sono, piuttosto, qualificate come: di religione, dinasti-
che, di indipendenza, di conquista e la loro configurazione caratterizzante
viene delineata a prescindere dalle azioni liberticide o delinquenziali che
qualche volta ad esse si accompagnano.
Durante la Ila Guerra Mondiale centinaia di milioni di persone hanno
subìto passivamente il conflitto o hanno aiutato in qualche modo, pur senza
impugnare armi, i soldati della propria nazione a combatterlo; decine di
milioni di soldati hanno combattuto cercando la vittoria e, se e quando ucci-
sero, lo fecero per il principio, forse non giusto ma certo connaturato con
l'uomo, di "uccidere per non essere uccisi".
Né questi né quelli sfuggirono all'influenza propria di ogni contesa,
quando essa è dura e cruenta, per cui i buoni diventano ottimi ed i cattivi
diventano pessimi, ma rimasero tutti, più o meno, nell'ambito del comporta-
mento entro il quale, dall'inizio del mondo, gli uomini si sono mossi quan-
do ci sono state le guerre.
Alcune decine di migliaia di individui però hanno imprigionato, sevi-
ziato, torturato ed eliminato con furia selvaggia, in nome di una ideologia e
"non per non essere uccisi", milioni di vittime innocenti e questo fatto ha
costituito non una connotazione particolare della IP Guerra Mondiale ma
un suo speciale "addentellato".
Questo fatto ha così profondamente toccato ed offeso lo spirito degli
uomini da far sì che tanto i vincitori che i vinti abbiano addirittura ammesso
che le tragiche tinte di un evento "collaterale" della Guerra Mondiale potes-
sero colorarla tutta.
A questo impulso, comprensibile, si è però aggiunto il desiderio prepo-
tente, o meglio, il non proprio ingenuo disegno di una parte dei vincitori, e
di non pochi loro estimatori, di fare della II" Guerra Mondiale la "passione"
che ravviva la "fede" ed hanno creato con pazienza ed abilità una cultura
"politicamente finalizzata" per cui quella guerra è stata, e deve per tutti

