Page 288 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'IDENTITÀ NAZIONALE ED IL TRATTATO DI PACE 277
Lo Stato ed il Governo in Italia hanno sempre chiesto e continuano a
chiedere molto, dando poco al comune cittadino. Nell'italiano medio, quin-
di, si è creata e radicata una grande sfiducia nei confronti dello Stato e dei
suoi organi istituzionali, come pure nei confronti di tutta l'amministrazione
pubblica (statale, regionale, provinciale e comunale) con grande sofferenza
dell'identità e unità nazionale.
Talché oggi si è giunti a parlare, da parte di alcuni parlamentari della
Repubblica, di progetti di secessione di una parte dell'Italia dall'altra. Quindi
di rottura dell'unità nazionale tanto faticosamente raggiunta dai nostri padri
con quattro guerre d'indipendenza.
Questa è una realtà e una lezione della nostra storia da non dimentica-
re per non commettere gli stessi o altri errori. Una lezione che ci deve porta-
re a coltivare, ovunque, sempre e comunque, l'amore di Patria, ed il senso del
dovere e dello Stato. Bisogna però controllare meglio i nostri parlamentari e
i governanti a tutti i livelli della struttura nazionale, affinché non ci portino
in situazioni senza ritorno. In questo modo il cittadino italiano riacquisterà
fiducia in se stesso e nei suoi rappresentanti presso gli organi dello Stato e,
nel contempo, l'orgoglio della sua nazionalità ne sarà rinvigorito.
Il carattere dei cittadini, la storia, la geografia e la cultura delineano la
genesi, la crescita e le prospettive dell'identità nazionale. Per costruire una
solida identità nazionale, fondamentale per il futuro di un popolo, occorre
vivificare la coscienza della difesa nazionale in senso lato. E, quotidiana-
mente con i fatti, dare sicurezza, solidarietà, giustizia e cultura ai cittadini,
cominciando proprio dalla famiglia e dalla scuola.
Ambasciatore Walter MACCOTTA:
Anzitutto volevo consegnare una relazione dell'ammiraglio Birindelli.
Non verte proprio sul tema di questo convegno, ma piuttosto sul momento
dell'entrata in guerra, sul momento dell'armistizio. È lunga, e il tempo strin-
ge, quindi la consegnerò a mano.
Io vorrei dire solo due parole a titolo personale. Appartengo a una gene-
razione che ha vissuto tutti questi momenti. Sono stato in servizio diploma-
tico per quarantadue anni, di cui sedici consecutivi all'estero. Quindi ho una
visione un po' particolare.
Ho ascoltato con interesse tutti gli interventi. lo, francamente, mi stupi-
sco quando non si concorda sul fatto che il Paese, avendo perduto la guerra,
doveva pagare. E ha pagato, seconl:io me, in modo ragionevole perché è inter-
venuta- ma è stato anche detto - la guerra fredda che ha migliorato la posi-
zione internazionale dell'Italia.

