Page 285 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                     Una delle cose  che ho potuto sperimentare di persona, per esempio,  è
                 che noi spesso abbiamo dato, senza condizioni. Ciò che non fa  nessuno; non
                 l'ha mai fatto nessuno. Quando dico abbiamo dato, mi riferisco, per esempio,
                 a tutta una serie di fatti  e di cose. È stato detto molto bene che la democra-
                 zia da noi, lo Stato postbellico, è nata nell'unico modo possibile. E, pur tut-
                 tavia,  questo modo ha avuto un'influenza sugli avvenimenti e sulla forma-
                 zione della coscienza delle nuove generazioni.
                     Bene,  noi  abbiamo  dato  senza  condizioni  molte  volte:  abbiamo  dato
                 basi, abbiamo dato contributi, abbiamo dato tutto quello che si poteva, senza
                 mai porci il problema: se al di là dei grossi temi che ovviamente sottendevano
                 di questa nostra appartenenza a uno schieramento che per quaranta e passa
                 anni ha caratterizzato il mondo, ci si doveva porre, non soltanto il problema
                 in termini generali, ma anche in  termini un po' più specifici,  per vedere se
                 erano sufficientemente garantite certe nostre prerogative.
                     Noi abbiamo rinegoziato lo Statuto delle nostre basi  in Italia, soltanto
                 quattro anni  fà.  Ed è  stato  un  negoziato duro,  perché era  stato dato tutto,
                 senza condizioni. Ma questo è un fatto, forse era inevitabile nel momento in
                 cui è stato fatto.  Ma non era, diciamo, affatto  naturale che la coscienza che
                 questo fosse  avvenuto è maturata solo dopo 30 anni o quasi 40 anni.
                     Ma sono avvenute altre cose di questo genere. Noi abbiamo partecipato
                 a operazioni militari di grossa rilevanza internazionale. Ebbene, il  dibattito
                 è sempre stato: sì o no; dobbiamo andare o non dobbiamo andare; dobbiamo
                 partecipare o  non dobbiamo partecipare; è un'avventura o  non è un'avven-
                 tura, come qualche volta è stato detto. Non si è mai detto: sì, dobbiamo par-
                 tecipare, ma a condizione che ... Oppure: non possiamo partecipare, se non si
                 verificano queste condizioni.
                     Ecco, questo è un po' una conseguenza di- se così si può dire- una scar-
                 sa  coscienza  della  propria  sovranità  e  delle  proprie  prerogative,  che,  a  mio
                 avviso,  bisognerebbe  cercare  di  recuperare.  Certo,  cercare  di  recuperare  è
                 quello che si sta facendo ora. Ora, è un momento storico assai confuso da noi.
                 È una situazione politica assai difficile. E, tuttavia, forse, questo è il  momen-
                 to buono per cercare di impostare un discorso che vada in questa direzione.
                     Voi  sapete che il  Capo di Stato Maggiore della Difesa, tra le sue prero-
                 gative, ha quella di mantenere un po' i contatti internazionali e le  relazioni
                 internazionali del Paese, su questioni che attengono alla difesa. Che è, peral-
                 tro, una componente essenziale della nostra politica estera. Bene. La cosa che
                 mi ha più colpito in questa mia esperienza è la  mancanza incosciente, per-
                 ché non c'è la coscienza di questo, di una attitudine, se così posso dire, nelle
                 questioni internazionali, di un'attitudine alla trattativa, al negoziato.
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