Page 284 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'IDENTITÀ NAZIONALE ED IL TRATTATO DI PACE                      273


         Commissione Italiana di Storia Militare, del buon lavoro che ha svolto. Non
         soltanto  in  questa  circostanza,  ma  anche  in  circostanze  precedenti,  che
         hanno visto  la  Commissione Italiana di  Storia Militare ripercorrere tutte le
         tappe  dell'ultimo  conflitto  mondiale  e  dell'immediato  dopoguerra.  Inizia
         questo nuovo ciclo con il Trattato di Pace, e per poi andare avanti con i suc-
         cessivi sviluppi: l'adesione alla Nato ed all'ONU e così via.
             Io non ho avuto modo di assistere alle conferenze, ai dibattiti che ci sono
         stati  nei  giorni  scorsi.  Però  mi  è  bastato  ascoltare  un  po'  le  conclusioni  di
         questo convegno, per rallegrarmi di come il convegno sia riuscito a portare la
         riflessione e il  dibattito su un terreno estremamente costruttivo ed estrema-
         mente fecondo e, anche, profondo dal mio punto di vista.
             Vorrei dire, innanzi tutto, e comincio proprio dalle parole conclusive del
         professore Galli della Loggia, che ringrazio per questa sua partecipazione e
         disponibilità. Vorrei  dire  che condivido  al  cento per c<:mto  quelle  che  sono
         state le sue parole conclusive: non può esistere uno Stato, se non esiste un'i-
         dentità nazionale. Ma nell'ambito di uno Stato non esiste o non può esistere
         classe dirigente, se non esiste un'identità nazionale.
             Vorrei parlare della mia esperienza di militare, che ha cominciato la pro-
         pria carriera nell'immediato dopoguerra: sono entrato all'Accademia Navale
         nell952, ho vissuto da studente di liceo le famose adunate di piazza e anche
         gli scioperi; che anche lì erano un po' strumentali nei ragazzi di allora,  ma
         erano  molto  sentiti  sulla  questione  di Trieste.  Quindi  io  ho vissuto  in  un
         periodo  che  ha  preso  le  mosse  da  questi  avvenimenti.  Avvenimenti  che
         hanno segnato profondamente il  nostro modo di sentire.
             Ecco,  come militare mi sono reso conto tardi di quanto ci  sia mancata
         nel nostro operare in tutti questi anni un po' quello che tutti gli altri popoli
         civili hanno, tutte le  nazioni europee occidentali hanno: il senso geloso delle
         proprie prerogative, il  senso geloso della  propria sovranità. Non c'è dubbio
         che  un  militare,  soprattutto  un'istituzione  come  quella  militare,  non  può
         vivere se non è legata e non è tenuta insieme, sorretta, sostenuta da motiva-
         zioni di ordine ideale che affondano le loro radici nel concetto di Patria e nel
         concetto di amor di Patria.
             Pur essendo  questo  sentimento e  questo  concetto  sempre  stato  vivo  e
         presente  anche  nelle  nostre generazioni,  quelle che  sono vissute,  diciamo,
         sotto l'ombrello della Nato, pur essendo ancora molto sentiti e molto presenti
         questi  sentimenti, ebbene, ciò nonostante,  noi li  abbiamo sentiti e vissuti a
         volte  senza  una  chiara  coscienza  e  un'appartenenza.  E  senza  la  chiara
         coscienza di un'identità propria, nell'ambito di questa comunità sovranazio-
         nale che si era costituita dopo la guerra della quale l'Italia ha fatto parte.
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