Page 279 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 279
268 TAVOLA ROTONDA
questo significa. Perché opporsi alla Germania alle Nazioni Unite, ed essere
invece amici della Germania per qttdlo che riguarda l'Unione Europea, è
sicuramente contraddittorio. Voglio dire: non si può essere nemici da una
parte e amici dall'altra, insomma, su una questione che è sicuramente di
grande rilievo. Su questioni di poco rilievo, sì; ma su questioni di grandissi-
mo rilievo, come è sicuramente questa per la Germania. Non si può ambire
alla protezione della Bundesbank o all'amicizia cordiale del governatore
della Bundesbank in Europa e opporsi alla entrata della Germania nel con-
siglio di Sicurezza dell'ONU. Questa è una politica scombinata, è una poli-
tica instabile. Per attuare una politica intesa a rivalutare la nostra posizione
agli occhi dei nostri stessi alleati, per sembrare loro essere più importanti di
quanto noi pensavamo che loro pensassero, ci ha portato spesso a colludere,
a strizzare l'occhio a dei nemici dei nostri alleati. È la situazione che ha
caratterizzato, per tanti aspetti, numerose occasioni la nostra politica.
Al tempo stesso il Trattato di Pace ci ha fatto credere o ci ha obbligato a
credere, o ha fatto credere alla nostra classe politica e anche alla nostra politi-
ca estera, che fosse possibile attuare una politica estera priva di uno strumen-
to militare. Ciò che è naturalmente un'assurdità. Ma in qualche modo, come
poi ogni volta regolarmente dobbiamo constatare, ciò è evidente. Ogni volta
regolarmente, in questi decenni, è ciò che siamo stati chiamati a constatare.
D'altra parte, siccome, per il Trattato di Pace, per meglio dire, per la
sconfitta militare di cui il Trattato di Pace era stato una registrazione spieta-
ta, noi non avevamo la possibilità più di avere un forte strumento militare,
bisognava credere che, comunque, anche senza uno strumento militare,
fosse possibile fare una politica estera.
Occorre cominciare a pensare, come tutti i paesi seri hanno sempre
saputo, che la politica estera e la politica della difesa sono la stessa cosa. Tutto
questo ha aggravato quella che io credo essere stata la principale conseguen-
za negativa della vicenda bellica; il modo in cui in Italia è nata la Repubblica.
Non poteva nascere diversamente, intendiamoci. Vorrei qui fare questo pic-
colo atto di fede storicista. Evidentemente la Repubblica è nata e la demo-
crazia si è affermata in Italia nell'unico modo in cui era possibile. Ciò non
significa che, ripeto, non ci siano state conseguenze negative per i modi in
cui le cose sono andate.
Ripeto, la conseguenza più negativa è stato il fatto che la politica estera
e la politica di difesa sono diventate, direi quasi, divenute per eccellenza, il
campo di divisione dell'opinione pubblica interna del paese.
In un certo senso su nessuna cosa ci si divideva per cinquanta anni, così
come l'opinione pubblica italiana si è divisa sulle questioni di politica estera

