Page 274 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'IDENTITÀ NAZIONALE ED IL TRATTATO DI PACE 263
sono entrati in possesso degli archivi della Decima Mas. Sappiamo che gli
americani, i servizi segreti americani, l'O.S.S. del leggendario Donovan, ave-
vano preparato fin dal 194 3 in poi dei dossier su industriali italiani.
Servendosi, naturalmente, di personale italiano, di cittadini italiani, che non
sono, naturalmente, diciamo così, delle spie, sono un'altra cosa. D'altra parte
noi siamo obbligati, a norma di un articolo del Trattato di Pace, a non consi-
derarli delle spie. Perché voi sapete che una disposizione del Trattato di Pace
obbliga l'Italia a non disturbare in nessun modo chiunque, dal l O giugno del
1940 in poi, ha aiutato le forze militari alleate. A ciò si aggiunga il fatto, per
esempio, che è per causa della guerra che strutture importanti della società
italiana, dotate di un forte potere politico, ma di carattere extraterritoriale,
vengono in qualche modo messe al centro- come dire? - di influenze e di
azioni politiche. Non è un caso che le truppe alleate per sbarcare allaccino
rapporti strettissimi con la Mafia. Il Vaticano, nella crucialità della guerra,
torna a essere un interlocutore importantissimo, soprattutto per gli america-
ni. I partiti, le formazioni politiche che prendono il potere in Italia dopo il
1946, e godono del suffragio elettorale; alcuni di essi - cosa del tutto inedita
nella storia nazionale, non era mai esistita una cosa del genere - si ricono-
scono in un rapporto di contiguità, che diventa un rapporto quasi proclama-
to di dipendenza, rispetto a Paesi stranieri.
Oggi si può parlare di questo con libertà. Perché, appunto, è qualcosa
che ormai anche i protagonisti, o gli eredi dei protagonisti, ammettono e con-
siderano consegnato alla storia, come sicuramente ormai è. Essendo, tra l'al-
tro, scomparsa l'entità statale, che poi era, diciamo così, al terminale di tutto
ciò. Era, appunto, il rapporto con una potenza straniera.
Noi oggi sappiamo, dalle carte degli archivi sovietici che cominciano a
essere pubblicate dagli studiosi occidentali, che dei ministri della Repubblica
Italiana, dal 1944 al 1947 si recavano quotidianamente in un'ambasciata
straniera, l'ambasciata dell'Unione Sovietica, dove erano ricevuti dall'amba-
sciatore Kostivev e dai suoi funzionari. Ai quali veniva sottoposta, in pratica,
ogni azione di governo di quei ministri.
Alcuni di questi partiti, perché non era solo uno, forse erano due, forse
qualcun altro, erano favorevoli alla cessione ad altre potenze di parti del ter-
ritorio nazionale. È il caso, appunto, di ciò che è accaduto nel1945-46, quan-
do, ripeto, scoppia il problema della frontiera orientale. Tutto ciò era un fatto
assolutamente inedito nella storia nazionale italiana. Non era mai successa
una cosa del genere: che un Ministro del Regno d'Italia considerasse gli inte-
ressi nazionali subordinati al proprio rapporto ideologico con un'altra poten-
za, con un altro paese che non fosse il proprio.

