Page 272 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'IDENTITÀ I':AZ!Ol\ALE ED IL TRATTATO DI PACE                   261


          dichiarazione pubblica ma è una dichiarazione che si trova messa a verbale:
          "Si tratta di un vero e proprio diktat nella sostanza. :Litalia torna di fatto alle
          condizioni  di  prima  del  Risorgimento:  le  sue  frontiere  restano  completa-
          mente aperte, i suoi territori nazionali le vengono strappati, le clausole eco-
          nomiche sono gravissime".
              Nell947 l'Italia diviene definitivamente un piccolo paese, sia pure con
          un'importante  posizione geografica,  che  naturalmente  le  consente,  poi,  in
          qualche modo di giocare delle carte al di là di questa sua obiettiva posizione
          diminuita di rango. Perde, cioè, qualsiasi possibilità di illudersi di essere l'ul-
          tima delle Grandi Potenze o la prima delle Medie potenze, che aveva sempre
          rappresentato la prospettiva entro la quale erano state costruite la nostra poli-
          tica estera ed insieme la nostra politica di difesa.
              Veniva, cioè, colpita al  cuore in questo modo, l'immagine dello Stato e
          della nazione italiana che le classi dirigenti italiane avevano sempre avuto fin
          dal Risorgimento. Vale a dire un paese, un'identità (quella italiana) dal gran-
          de  passato storico,  naturalmente, che doveva  in qualche modo mirare a  un
          non meno grande avvenire. Tutte le  culture politiche italiane, a cominciare
          da coloro che avevano fatto  il  Risorgimento, avevano avuto di  mira che l'u-
          nità d'Italia non poteva concludersi semplicemente nella sua riunificazione
          geografica.  Per il  suo passato,  in qualche modo,  l'Italia, e  per la  sua,  allora
          ancora credibile stazza internazionale, geografica, demografica e anche eco-
          nomica, a un certo punto l'Italia doveva essere, doveva aspirare, comunque,
          ad essere una Potenza. Una Potenza con la  capacità di stare, comunque, in
          contatto con  il  gruppo di  testa,  anche  se  non,  naturalmente,  nel gruppo di
          testa. Appunto, diciamo così, la famosa definizione: l'ultima delle prime o la
           prima delle seconde.
              Dopo il  194 7 non era più possibile credere in ciò.  E  naturalmente que-
           sto  elemento  ha  rappresentato  un  fortissimo  elemento  di  discontinuità,  o
          forse  addirittura bisognerebbe dire di frattura, nella storia dello Stato nazio-
           nale,  nella storia della cultura delle  sue classi  politiche e nell'orientamento
          dell'opinione pubblica.
              Naturalmente  l'opinione  pubblica  non  ne  ha  preso  immediatamente
          atto;  non è stato un processo indolore questa presa d'atto da parte dell'opi-
           nione  pubblica,  di  questo  improvviso  mutamento,  abbassamento  che  il
          Paese subiva.
              "La Pace" è un libro del professar Pastorelli, e giustamente vi  si  ricorda
          che  nel  1948,  nelle  elezioni  politiche,  nei  programmi  di  tutti  i  partiti  che
          competono per il  potere è ancora presente una rivendicazione delle colonie
          italiane, sotto forma di rivendicazione dell'amministrazione fiduciaria delle
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