Page 271 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                    Il mio intervento sarà volto a lumeggiare, a gettare un po' di luce sugli
                effetti di questa, per così dire, crisi originaria che è alla base dell'esperienza
                repubblicana. Naturalmente bisognerebbe prima concordare su che cosa sia
                l'identità nazionale. Per far capire qual'è il  mio punto di vista, il  mio punto
                di partenza ho provato a dare una definizione di identità nazionale, perlo-
                meno quella che è alla base del mio ragionamento. Essa è l'idea che il proprio
                paese e il relativo popolo che lo abitano, costituiscono, per le vicende storico-
                culturali che hanno caratterizzato entrambi, una peculiarità, una specificità
                importante da preservare. Essa ha il  suo punto di riferimento nella struttu-
                razione di questo Paese, di questo popolo, in una comunità politica, cioè in
                uno Stato.
                    Ed è, quindi, l'idea di  identità nazionale che entrambi, la nazione e il
                suo Stato, rappresentano; entrambi operano per il  mantenimento tanto del
                retaggio storico della nazione, quanto della libertà e dell'efficacia dello Stato;
                costituiscono un bene, un bene che deve essere inseparabile da qualsiasi pro-
                spettiva ideologico-politica di partito che poi si  adotti.  Quindi, in un paese
                democratico i cittadini si dividono per diverse opinioni politiche, ma queste
                opinioni politiche non possono prescindere, da che cosa? Da questo- e con-
                cludo così la mia definizione - da questo presupposto di appartenenza comu-
                ne che si  deve sviluppare in una condivisione di obiettivi ultimi. Le vie poi
                per arrivare  a  questi  obiettivi,  naturalmente,  invece  si  dividono  a  seconda
                delle opinioni politiche, che evidentemente in un paese democratico riman-
                gono libere per ognuno.
                    Tentata questa definizione, naturalmente opinabile e discutibile, come
                tutte le definizioni, ma è quella, comunque, che io mi sento di adottare, che
                adotto  in  questa  mia  conversazione  qui  davanti  a  voi,  torno  al  problema.
                Appunto, il  centro della  mia esposizione, e cioè agli effetti che questa crisi
                originaria, questo deficit originario legato alla crisi di identità, ha avuto sulla
                vita pubblica del nostro paese.
                    Innanzi tutto è stato colpito al cuore, esce colpito al cuore dagli avveni-
                menti dell945-1947, che si  sostanziano simbolicamente, direi, nel Trattato
                di Pace,  il  rango internazionale dell'Italia. Questo è un elemento che tutti
                coloro  che  partecipano agli  eventi  di  quel  periodo,  e  poi  tutta  l'opinione
                pubblica, immediatamente coglie. Coglie, a cominciare da De Gasperi, che
                è l'uomo politico che più ha in qualche modo avuto a che fare con l'elabo-
                razione, con le trattative o pseudotrattative in una riunione che si tiene nel-
                l'agosto dell946 a Parigi, in una nostra sede diplomatica, tra i membri della
                delegazione italiana per quello che oggi si definirebbe un abbonamento. In
                attesa di una seduta della conferenza, De Gasperi dice - quindi non è una
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