Page 277 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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i propri sentimenti. Questa opmwne pubblica meridionale, per esempio,
risente molto della perdita delle colonie. Perché è ancora molto vivo, e sarà
ancora viva fino agli anni Cinquanta, l'idea dell'Italia grande proletaria, che
doveva mandare i suoi figli a lavorare all'estero, emigrare; e che nell'Italia
meridionale l'occupazione aveva avuto uno dei suoi punti massimi, ovvia-
mente, di questo tipo di ideologia.
Il problema di Trieste, paradossalmente, è molto più sentito nell'Italia
meridionale. Tutti i problemi di carattere nazionale vengono molto più sen-
titi e segnano molto di più l'opinione pubblica centromeridionale, che non
quella settentrionale. E questa opinione pubblica sente la Repubblica demo-
cratica come qualcosa di lontano, di estraneo, che è nata, appunto, in una
maniera che non collima, ma che, anzi, in qualche modo tradisce l'identità
nazionale.
Una delle ragioni del successo politico della Democrazia Cristiana, del
fatto che la Democrazia Cristiana sia riuscita a diventare il perno del nostro
sistema politico e ad avere la maggioranza relativa così alta a lungo, è stato il
fatto che la Democrazia Cristiana è stata, grazie soprattutto all'azione di De
Gasperi, la più pronta a capire questo tipo di orientamento ideologico, di
questa grande parte del ceto medio italiano. E a trasformarsi, nei limiti che
gli erano consentiti dalla sua cultura e dalla situazione internazionale, a tra-
sformarsi in un partito, per così dire, nazionale, che in qualche modo teneva
conto e recuperava tutto questo senso, appunto, di umiliazione dell'identità
nazionale.
Tutto ciò porta, naturalmente, in primo piano il problema spinosissimo
del rapporto tra l'antifascismo e la nazione. Il problema di un sistema politi-
co, quello italiano, in cui le prevalenti legittimazioni politiche si giocano
tutte in negativo. E cioè il sistema politico che si divide fra antifascisti e anti-
comunisti. Un sistema politico che non riesce a trovare e a fare emergere con
forza una legittimazione politica in positivo, che non sia anti. E probabil-
mente in questo c'è l'effetto di un divorzio traumatico che si è consumato fra
le culture politiche democratiche e la identità italiana, l'identità nazionale.
C'è una difficoltà oggettiva dell'antifascismo che fonda la Repubblica, a
cui l'Italia deve la democrazia, una difficoltà obiettiva a fare i conti con l' ele-
mento della Nazione, a fàrsi carico della Nazione.
Quando prima il professar Cozzi ricordava il comportamento delle forze
politiche in sede di costituente per la ratifica del Trattato di Pace, io credo che
il comportamento così ambiguo, così strano delle sinistre, uscire dall'aula ed
astenersi, fosse dovuto all'imbarazzo profondo che il tema nazionale poneva
alle sinistre. Perché esse, e soprattutto quell'avvedutissimo uomo politico che

