Page 282 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'IIlENTITÀ NAZIONALE ED IL TRAT!'A'I'O DI  l'ACE                271


          un'altra  potenza.  E  che  ha  d'altra  parte  delle  manifestazioni,  anche  se  di
          segno e carattere diverso,  nell'Italia occupata dagli anglo-americani. Perché
          si  sfoga  soprattutto con  le  truppe  non  anglo-americane,  ma  loro  associate:
          polacchi, marocchini ... eccetera, che danno luogo a problemi gravi.
              Quindi  c'è  questo  senso  di  identità ·nazionale,  di  appartenenza  alla
          Nazione. Che però viene, naturalmente, rimosso. E  questo è vero. Cioè non
          se ne parla più sul piano politico.
              Io condivido le osservazioni di Galli della Loggia.  Ci aggiungerei però
          che è un tema sul quale non si vuol più tornare. Forse perché, come accen-
          navo nel mio intervento precedente, la tesi italiana, nei confronti del Trattato
          di Pace, parte dal presupposto di una scissione fra lo Stato, come istituzione,
          da un lato, e il popolo italiano dall'altro, come se fossero due cose distinte, e
          quindi:  è  lo  Stato  in  regime  fascista  che  deve  essere  condannato  e  che  è
          responsabile della sconfitta, è  il  popolo italiano; innocente, non ha parteci-
          pato a questa tragedia, non ha commesso questo errore. Ha indirizzato male
          le sue scelte.
              Ecco, questa tesi,  come io ho ricordato, non viene accolta  nel resto del
          mondo. Perché era una tesi  un po' comoda.  O,  probabilmente,  perché non
          intendono  comprenderla.  Io  non  mi  pronuncio  sul  valore  di  questa  tesi.
          Dico, certamente, che è un argomento sul quale più nessuno ritorna. E  non
          vi si ritorna perché, certo, c'è una sostituzione di problemi importanti, cioè le
          scelte che l'Italia fa  come grande tema. Ma perché qui si  ha una rottura del-
          l'identità nazionale.
              I.:episodio dei ministri che vanno all'Ambasciata sovietica, che adesso è
          testimoniato, ma era certamente noto fin dall'inizio, solo che si attribuiva alle
          calunnie della destra, eccetera. Questo è certamente il grosso intervento che
          porta  alla  fine  di  una  identità  nazionale.  Abbiamo  due  paesi,  due  paesi
          distinti,  come  abbiamo  due  politiche  estere,  l'ho  detto  presentando  il
          Manuale dell'ambasciatore Gaja. Non è vero che non ce n'è o ce n'è una, ma
          non accettabile. No, il  problema è che sono due, perché ormai l'identifica-
          zione dell'interesse  nazionale  è  duplice.  Il  concetto  di  Nazione si  rimuove
          attraverso questo comune denominatore, almeno di  una parte, che è quello
          dell'Europa.  Cioè  non  si  comprende che,  se  si  vuole essere  europeisti,  non
          bisogna cancellare il valore Nazione italiana, che penso frutto di incultura e
          di mancanza di riflessione, che è alla base di tanti documenti europeistici che
          superano il concetto di Nazione. Perché non hanno presente la profonda dif-
          ferenza  che  esiste  sul  piano  di  pensiero  tra  il  principio  di  nazionalità  e  il
          nazionalismo, che è la degenerazione applicativa del principio.
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