Page 281 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                     Certamente per l'Italia al  momento della  firma  il  Trattato di  Pace, ma
                 forse anche prima con la firma degli armistizi e anche con la cobelligeranza,
                 con  la  presenza di  questi eserciti  stranieri  sul  territorio  nazionale, vi  sono
                 momenti di grande confusione, di confusione istituzionale, ma non poteva
                 essere altrimenti.
                     Certamente vi  è l'adesione a  queste strutture internazionali, dovuta in
                 definitiva alla sconfitta dell'Italia. Difficilmente si  poteva fare altrimenti. La
                 potenzialità, la capacità italiana certamente era limitata.
                     Vorrei lasciare a voi la parola, se qualcuno vuole intervenire.


                 Professor PASTORELLI:
                     Volevo anzitutto congratularmi con il collega Galli della Loggia, che ha
                 dimostrato quanto sia ancor possibile in Italia un approfondimento cultura-
                 le di qualche problema. Possibile, anche se è una cosa che solitamente non si
                 riscontra.
                     Io  partirei  da  una  osservazione  iniziale,  condividendo  gran  parte  di
                 quello che ha detto il Professar Galli della Loggia sull'identità nazionale.
                     I.:identità nazionale è sentita, anche nel  senso di  appartenenza ad una
                 Nazione, profondamente al tempo del Trattato di Pace. Certamente c'è qual-
                 che  eccesso:  come il  desiderare  ancora  nell'opinione  pubblica  il  manteni-
                 mento del sistema coloniale. Però è grande la rilevanza che assume, più che
                 nel  dibattito  politico,  nelle  coscienze,  la  perdita  della  Venezia  Giulia,  di
                 Trieste. Un nome che allora simboleggiava molte cose, che radunava la gente
                 in piazza.  Senza che ci  fosse  una  mobilitazione.  Che, per citare uno degli
                 elementi  misuratori  dell'opinione  pubblica,  quando  la  squadra  di  calcio
                 della Triestina, ammessa al Campionato italiano, si presentava in campo, pur
                 col suo modestissimo valore, era subissata da applausi. E quando retrocedet-
                 te in Serie B, perché naturalmente le sue forze quelle erano, con decisione da
                 tutti condivisa e a furor di popolo fu  mantenuta in Serie A.
                     Ecco, questo è un elemento che, secondo me, è degno di essere conside-
                 rato:  perché rispondeva ad una richiesta della gente. Rispondeva fortissima-
                 mente ad una richiesta di senso di appartenenza alla Nazione di una parte
                 di essa che se n'era purtroppo andata o che eravamo stati costretti a cedere.
                     Perché non si  è più parlato poi di Nazione? Perché questo, che era un
                 sentimento vivo, è un sentimento vivo che si  dimostra anche, e soprattutto,
                 nella Resistenza. Perché la Resistenza è contro lo straniero, più che contro un
                 sistema politico di oppressione da parte della Germania. È un aspetto fonda-
                 mentale della Resistenza quello di essere contrari all'occupazione da parte di
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