Page 292 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L"IDE:\TITÀ NAZIONALE ED IL TRATTATO llll'AC:E 281
degli angloamericani che avanzavano trenta milioni di italiani affamati e da
una posizione militare relativamente forte trattare l'uscita dalla guerra così
come fece la Finlandia non molto tempo dopo con il pieno consenso della
alleata Germania.
In condizioni non dissimili, tàtte le dovute proporzioni, si trovava in
quello stesso tempo la Germania che, non essendo riuscita a sfondare a
Leningrado, non avendo conquistato Mosca ed avendo perso a Stalingrado
le preziose truppe del generale Von Paulus, si trovava ormai a dover fronteg-
giare una Un ione Sovietica rianimata nonché la potenza angloamericana in
forte espansione.
l:identità ideologica che c'era nel 1940 fra Germania ed Italia era intan-
to andata del tutto perduta e la diversità delle necessità militari delle due
nazioni (che c'era a suo tempo) si era intanto trasformata nella identica
necessità, per ambedue, di trattare per l'uscita dalla guerra. Ma di ciò non si
tenne il minimo conto sempre per ragioni ideologiche.
La impetuosa ansia di pace degli italiani era stata perfettamente recepi-
ta dai comandi militari angloamericani, dai fuoriusciti, dai partiti politici che
si stavano riformando in Italia e che volevano guadagnare credito a buon
mercato; da questa sciagurata combinazione venne fuori la più balorda e
sciagurata delle parole d'ordine: "tutti a casa", "salvare il salvabile ora, subito,
a qualunque costo".
La prova di quanto questa idea fosse sciagurata, utile al nemico e con-
traria ai nostri interessi lo dimostra il fatto che tutto quello che era possibile
portarci via ci è stato tolto e se non ci è stato tolto l'Alto Adige è solo perché
non sapevano a chi darlo. Il "salvabile" salvato è stato esattamente zero.
E così l'ideologia dei tedeschi che impediva loro di trattare per il disim-
pegno e l'ideologia degli italiani che li rendeva ormai i più .fieri nemici dei pro-
pri alleati, fecero quanto bastava perché la seconda guerra mondiale finisse
con la distruzione materiale della Germania e quella materiale, spirituale e
civica dell'Italia, a cominciare dalle Forze Armate che non vennero mai
impiegate come si sarebbe dovuto né per l'entrata in guerra, né per la con-
duzione della guerra, né per uscire dalla guerra. Tutto infatti venne fatto a
livello della dirigenza politica senza minimamente interrogarle sulle oppor-
tunità e/o le necessità militari.
Oggi è evidente che queste occorrenze negative hanno comportato e
comportano ancora, nella generale opinione degli italiani, una valutazione
assai pessimistica dell'apparato militare nazionale, valutazione che ne con-
diziona la vita ed il possibile naturale sviluppo.
Sarei vivamente grato alla Presidenza del Convegno se volesse consenti-
re che questo breve appunto redatto da un testimone oculare della guerra
venga accluso agli atti del Convegno stesso.

