Page 76 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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66 JEAN LOUIS MOURRUT
Canard), portarono a fiaschi disastrosi. ( 3 ) Il nemico appostato sulle alture,
controlla le creste dalle quali può agevolmente respingere gli assalti francesi
provenienti dalle vallate. Bisogna attendere l'evacuazione di tali postazioni da
parte degli itala-tedeschi, alla fine del mese di aprile 1945, per vedere final-
mente le truppe francesi controllare i passi. Ora, è noto, il confine del1860 (e
del 1940), non segue la linea delle creste lungo tutto il proprio percorso e
lascia sussistere delle enclave italiane in territorio francese. Quella principale
era costituita dai comuni di Briga e di Tenda. Il territorio comunale di que-
st'ultima permetteva, in particolare, di prendere alle spalle attraverso le altu-
re, la fortezza naturale costituita dal massiccio dell'Aution situato in territorio
francese. Gli ufficiali del Genio italiano ben lo sapevano. Infatti, prima della
guerra, avevano stabilito sulle alture circostanti il massiccio del Mercantour,
fortificazioni di calcestruzzo da cui le artiglierie dominavano numerose forti-
ficazioni francesi installate più giù a causa del tracciato del confine.
Sicché, dal punto di vista francese, il recupero delle enclave viene piena-
mente giustificato da ragioni tattiche, però soltanto tattiche. Ma, tali esigen-
ze sono ancora all'ordine del giorno nel momento in cui viene elaborato il
trattato? Temono i francesi una nuova aggressione proveniente dall'Italia?
Naturalmente la risposta è negativa.
Ben altre preoccupazioni e di ben altra importanza preoccupano gli
Stati maggiori e i politici. Non c'è dubbio che, per ritrovare il suo rango, la
Francia debba disporre di uno strumento difensivo adeguato alle proprie
ambizioni. Anche se, come scriveva il generale Delmas: "La potenza militare
è soltanto uno dei mezzi di cui dispone lo Stato per imporre la propria volontà
sullo scacchiere mondiale, grazie alla dimostrazione o alla forza delle sue armi;
anche se bisogna disporre di tale forza, concepirla e adattarla alle circostanze". ( 4 )
Mentre era ancora in carica ed era presidente del Comitato di difesa
nazionale, il generale de Gaulle aveva precisato le sue grandi opzioni in
materia di difesa. Ma, dopo la sua uscita di scena, il dibattito di fondo che
impegna gli Stati maggiori si invelenisce rapidamente; due teorie belliche si
confrontano. Quella del Capo della Francia Libera che prevede di disporre di
una capacità di intervento modesta, ma molto rapida, in grado di spegnere
immediatamente ogni nuovo focolaio di guerra. Di avviso contrario lo Stato
Maggiore dell'Aeronautica che è favorevole ad una guerra totale, nella quale
la potenza militare francese debba poggiare principalmente sull'arma aerea.
Ma il problema è un altro. La ricostruzione dello strumento difensivo è
legata ad altre realtà: il riassestamento economico, l'atteggiamento degli
alleati e l'avvenire dell'Impero, in seguito Unione Francese. In una nota del

