Page 79 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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IL TRATTATO FRANCO-ITALIANO DEL 1947 ED IL CONFINE OCCIDENTALE    69


               Tale  rettifica dovrà figurare tra le clausole del prossimo trattato di pace con
           l'Italia vinta,  non come riparazione, peraltro infima, per il danno causato dalla
           sua  aggressione  ma come correzione di  un  errore geografico  e come  misura di
           semplice equità". (IO)
               Tali parole esprimono l'opinione di una parte della popolazione france-
           se nei confronti dell'Italia. Fanno parte di un florilegio costituitosi durante la
           guerra e nel quale il francese attinge per stigmatizzare, alla rinfusa, il gusto
           degli italiani per le belle divise, la loro mancanza di combattività e la parte-
           cipazione della loro Aviazione al mitragliamento delle colonne dei profughi
           nel  1940.  Seppure ingiusto,  tale  modo di  vedere  rimane rappresentativo di
           una parte dell'opinione francese. Ma si può dire con ciò che il governo fran-
           cese abbia fondato la sua politica italiana su tali basi?  Certamente no.
               Difatti, 1'8 settembre 1943, il Comitato di Difesa Nazionale adotta l'idea
           del generale de Gaulle di rettificare  il  confine a  spese dell'Italia;  (Il}  esso  è
           stato spesso diviso, alla pari di Clipperton, per essersi aggrappato al recupe-
           ro  di  territori  minuscoli.  Ricordiamo  a  questo  proposito  la  riflessione  di
           Georges Bidault che scriveva nelle sue memorie:
               "Dopo il 'Clippertonismo'! degli oceani, ecco suo fratello il 'Chabertonismo'
           delle montagne". (IZ)
               Allusione alla frase pronunciata dal Generale nella quale egli affermava
           che dopo la rettifica dei confini i cannoni del Chaberton non avrebbero mai
           più minacciato la Francia.
               Sono state trovate in tale atteggiamento delle origini militari. Charles de
           Gaulle è un ufficiale, ex professore di storia a Saint-Cyr, diplomato alla Scuola
           di  Guerra,  sarebbe  seducente  spiegare  la  volontà  del  Generale  di  annettere
           Tenda e Briga con un riflesso da professore di tattica. La nozione di "confini
           naturali" che è sottintesa nella rivendicazione è una eredità della Rivoluzione
           alla quale egli si riferisce spesso. Se ne trovano tracce nei testi che servono all'i-
           struzione allorquando il giovane Charles de Gaulle entra a Saint-Cyr.
               Tuttavia,  un attento esame  dei  suoi  scritti  pubblicati  tra  le  due guerre
           non lascia apparire la chiara volontà di  rettificare  il  confine tra  i due  stati.
           Niente in "Le fil de  l'épée",  niente nemmeno nei  suoi articoli pubblicati in
           seguito sotto il titolo "Trois études".  Soltanto un paragrafo di "Vers l'armée de
           métier" tratta tale argomento:
               "Senza dubbio,  infine,  dopo aver così spesso provato ad arbitrare l'Italia,
           potremmo almeno concludere nel sud est la  nostra unità nazionale e convince-
           re  il Piemonte,  un tempo  'portiere delle Alpi' a restituire le chiavi delle nostre
           montagne". 0 3 )
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