Page 82 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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               e 5 astensioni che l'articolo concernente la rettifica del confine viene accetta-
               to  per il  testo  del  trattato. ( 2 1J)  La conferenza  si  conclude  il  15  ottobre,  non
               senza che Bidault abbia, a più riprese, proclamata la volontà di moderazio-
               ne della Francia nei confronti dell'Italia.
                   In questa questione, la Francia recita una parte importante; non tanto a
               causa dell'estensione dei  territori  rivendicati,  ma per ciò  che la  loro annes-
               sione  può  rappresentare  per  essa.  È  ciò  che  esprime  molto  chiaramente
               Georges Bidault quando dice:
                   "Le rettifiche del confine intorno ai passi,  risultato dei vecchi corsi di tattica
               alla Scuola di guerra,  non mi hanno mai ispirato molto zelo.
                   Ma  ho già dichiarato  che,  quando le decisioni vengono prese al livello più
               alto, come si dice,  un ettaro merita la stessa attenzione e la stessa insistenza di una
               provincia". ( 2 !)
                   Dopo l'euforia della vittoria- dal  1946 e soprattutto nel 1947- i france-
               si  sono  posti  davanti  ai  loro  problemi:  il  paese  è  rovinato,  disorganizzato.
               Come fargli  ritrovare il suo rango nel concerto delle nazioni?
                   Sotto il  peso di Washington, i vari governi che si  succedono in Francia
               sono  impotenti:  tra  il  1945  e  il  1947,  la  Francia  è  una  "non  potenza".  È
               costretta tra la tutela americana in Europa, l'opportunità di dare un segnale
               di  potenza  e  la  volontà  dei  suoi  dirigenti  di  stringere  legami  con  l'Italia.
               Mentre si  preparava il  trattato,  il  generale de Gaulle aveva  invocato la  pro-
               spettiva di una unione doganale con l'Italia. L'accordo sulla ripartizione del-
               l'energia,  elaborato  da  Georges  Bidault,  diventa,  in  bocca  al  Generale  un
               esempio della cooperazione franco-italiana, del tipo di quella che si  dovreb-
               be concepire per l'avvenire. (Z2)
                   Ma,  soprattutto,  tanto  nei  confronti  della  sua  popolazione  quando  nei
               confronti delle Nazioni, il governo francese  ha ogni interesse nel manifestare
               il  suo rango di grande potenza. È la  "strategia del  rango", cara al  Generale e
               assunta dai successivi governi. A causa  della  sua situazione interna preoccu-
               pante malgrado il  suo statuto di vincitrice, la  Francia dell947 ha soltanto l'il-
               lusione della potenza. Dare prove di tale potenza procedendo ad acquisizioni
               territoriali,  pur minime, ai  danni di  un nemico vinto  le  permette di  tàre  un
               passo  in  più verso  lo  statuto di grande  potenza.  Col  trattato  franco-italiano
               gliene viene data l'occasione, essa l'aHèrra senza esitazioni. Si può volergliene?
                   Concludendo, in che modo si può definire il trattato preparato nel  1946
               c firmato nel1947, in piena crisi, all'alba della Guerra Fredda?
                   Per i francesi del 1946-194 7, si tratta chiaramente di una punizione. Ma
               si  dubita che il francese della strada, alle prese con i problemi di ricostruzio-
               ne, ne abbia apprezzato tutto il  sapore.
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