Page 135 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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DALLE  GUERRE  NAZIONALI  AGLI
                             INTERVENTI  MULTINAZIONALI


                                                                 MAR!ANO  GABRIELE



             n concetto della  nazione fondamento  dello  Stato  si  affermò  in  Italia  dopo
         la Rivoluzione francese,  quando le  illusioni verso Parigi e  verso Londra finirono
         di  consumarsi  e  gli  italiani  capirono  che  nessuno  avrebbe  regalato  loro  l'indi-
         pendenza.  Così,  quando Castlereigh esortò Federico Confalonieri ad avere fidu-
         cia  nell'Austria,  ebbe questa risposta:  "Il  nostro  Paese,  se non ha gustato mai  il
         bene di una esistenza politica e nazionale, è da vent'anni che corre dietro a que-
         st'idolo dei suoi voti;  la sola speranza ed il  solo nome di quest'esistenza gli han-
         no fatto fare  sacrifici d'ogni genere;  ma questi sacrifici stessi,  questo impiego,  o
         piuttosto abuso dei suoi mezzi e  delle sue forze,  l'hanno portata ad un grado di
         energia,  di vigore,  di consistenza che non aveva mai toccato  . . .  Non siamo più
         quelli  che godevano  in allora  contenti e  tranquilli del paterno governo austria-
         co".  Era il  1814,  ma il  nemico degli anni a venire, n nemico delle guerre nazio-
         nali,  era stato indicato.
             Ci vollero 30  anni di moti,  di  tentativi,  di fallimenti  per arrivare  al  1848.  n
         12  gennaio Palermo  insorse,  poi furono  concesse  costituzioni  liberali  a  Napoli,
         Firenze,  Torino,  Roma.  n 23  marzo  Carlo Alberto  dichiarò  la  guerra,  Venezia  e
         Milano  si  erano già sollevate;  per un breve momento sembrò avverarsi il  sogno
         di generazioni,  con tutti gli  italiani uniti e  le vittorie  della  primavera che conse-
         gnarono all'esercito sardo la Lombardia.  Cominciarono però le defezioni dei so-
         vrani  italiani  e  a  luglio  ci  fu  la  prima  Custoza,  replicata  a  Novara  alla  ripresa
         della guerra,  nel marzo dell'anno dopo. Tutto parve crollare come un castello di
         carte:  a  maggio capitolò Palermo,  a  luglio Roma,  ad agosto Venezia.  n tricolore
         resisteva soltanto a Torino.
             Da queste vicende Cavour si confermò nell'idea che il  problema italiano non
         si  poteva  affrontare  con  una  rivoluzione  democratica  nazionale,  ma  nel  quadro
         della  politica  europea.  Seguì la  Crimea e  nell'incontro  di  Plombières si  decise  la
         nuova guerra franco-sarda all'Austria:  Torino si sarebbe estesa fino all'Adriatico ed
         all'Appennino emiliano,  l'Italia  centrale -tranne il  Lazio- sarebbe stata riunita in
         un regno e  data ad un napoleonide,  il Regno borbonico sarebbe rimasto intatto.
             Evitato il  rischio  che l'esercito sardo fosse  schiacciato prima  dell'arrivo  de-
         gli alleati, i franco-sardi ebbero una serie di successi e avanzarono in Lombardia,
         finché  n 24  giugno,  da  Solferino  a  San  Martino,  dovettero  affrontare  una  san-
         guinosa battaglia d'incontro nella quale prevalsero, ma non inseguirono. La Prussia
         mobilitava e  Napoleone III  impose l'armistizio di Villafranca,  che acquisiva allo
         Stato sardo la  Lombardia,  ma non il  Veneto.  Cavour si dimise.
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