Page 140 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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130 MARIANO GABIUELE
l'ideologia consegue valenze pressoché religiose ed ha le sue Chiese. È -
ripetiamo - il portato del secolo. Ma se è così, diventa comprensibile che nel
contrasto le norme non scritte prevalgano su quelle scritte e che si generalizzi
la filosofia della guerra fredda.
In un Paese schierato da una parte contro la volontà di una opposizione
molto forte si poteva prevedere l'esplodere di una situazione conflittuale diffici-
le da comporre ogni volta che si prospettasse l'impiego di uno strumento mili-
tare. Fu invece possibile raggiungere compromessi e se passarono decenni di
politica dimessa prima che venisse il tempo dei veri interventi multinazionali, le
motivazioni non furono solo intt:>rne. A ciò contribuì anche l'atteggiamento del-
le forze armate, assai meno toccate dalla competizione politica che non altri set-
tori della società, che non erano il gendarme di nessuno ed obbedivano al Governo
e al Parlamento.
In tema di partecipazione ad interventi multinazionali si incontrano diversi
precedenti durante la vita dello Stato unitario. Notevole, nel 1864, fu l'invio della
flotta italiana in Tunisia, dove cooperò con francesi ed inglesi per fronteggiare le
conseguenze dei disordini che minacciavano gli europei. Non c'era stato un con-
certo preliminare e la collaborazione ebbe luogo sul posto tra le Marine accorse.
In proposito l'ammiraglio italiano Albini ebbe ordini espliciti dal governo, però il
motivo che aveva fatto partire le navi era l'interesse nazionale a difendere la si-
curezza e gli interessi degli italiani in loco e a sostenervi una "legittima influenza".
Diverso fu l'intervento a Creta, dal 1896 al 1898, che vide il Viceammiraglio
Canevaro, in veste di presidente del Consiglio degli ammiragli, guidare le ope-
razioni di una flotta internazionale che arrivò a comprendere 87 navi di sei di-
verse bandiere europee e gestire l'azione militare navale e terrestre nella difficile
situazione creata dalla contrapposizione armata fra greci e turchi e dalla rivalità
tra le potenze. Malgrado la mancanza di una completa unità di intenti tra le va-
rie capitali, il mantenimento dell'equilibrio, la protezione, oltre che degli euro-
pei, delle popolazioni inermi da una parte e dall'altra, fanno sì che quella missione
possa essere considerata come il precedente che più si avvicina ad alcuni inter-
venti moderni.
Non è il caso di fermarsi su altri non rari episodi del passato - nei Balcani,
nell'America Meridionale, in Cina, nel Mar Rosso- perché mi sembra dimostra-
ta una tradizionale disponibilità italiana alla collaborazione militare internazio-
nale in tempo di pace, per la difesa di valori umanitari e politici.
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Nel corso della seconda metà del XX secolo una simile disponibilità si tra-
sformerà in propensione. Il primo caso è quello della Somalia, affidata all'am-
ministrazione fiduciaria italiana, dove dal 1950 al 1956 furono presenti migliaia
di uomini al fine di assicurare la sicurezza, ma si tratta di un caso anomalo, nel
quale una missione legata al processo di decolonizzazione viene condotta solo
da forze nazionali.

