Page 142 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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             italiano.  All'intervento  multinazionale  che  seguì  prese  parte  il  18°  Gruppo
             Navale,  dal  settembre  1987 all'agosto  1988.  Ma  un anno dopo l'Iraq invadeva il
             Kuwait  e  il Consiglio di Sicurezza dell'ONU autorizzava l'uso della  forza.  Era  la
             guerra del Golfo,  cui presero parte un'aliquota dell'Aeronautica e  il 20°  Gruppo
             Navale.  Dall'interno venne l'accusa di militarizzare  la  politica estera italiana,  ma
             ormai questa cresceva  nel quadro geografico del  Mediterraneo allargato.
                 Nel  1994  1000  alpini,  sanità  e  mezzi  aerei furono  impiegati  in  Mozambico
             nella missione Albatros,  diretta alla  pacificazione del Paese.  Ma  in Africa  il ciclo
             somalo --Restare Hope e  Continue Hope - si  rivelò il più pesante e  rischioso:  vi
             si alternarono, tra il dicembre 1992 e il marzo 1994, ben 12000 uomini dell'Esercito.
             L'iniziativa,  diretta  a  soccorrere  la  popolazione stremata dalle  guerre civili,  partì
             dagli  Stati  Uniti  e  passò  poi all'ONU.  Forse  sottovalutata  all'inizio,  fu  un'opera-
             zione  difficile  e  pericolosa,  che  dovette  essere  ripresa  più  volte  in  condizioni
             sempre peggiori. Vi  prese parte anche la  Marina,  con i Gruppi Navali  24°,  25°  e
             26°,  costituiti  in successione,  che  non ebbero  solo  funzioni  logistiche  e  contri-
             buirono efficacemente all'azione di  sganciamento.
                 Veniamo  all'Adriatico  ed ai  Balcani.
                 Un massiccio esodo di profughi albanesi verso l'Italia condusse, nell'agosto
             1991,  ad un'intesa  tra  Roma  e  Tirana  per un intervento  di  soccorso  alimentare
             (operazione Pellicano).
                 Per effettuare la  connessa azione di  sea contro! venne  costituito in settem-
             bre  il 22°  Gruppo  Navale,  che  operò fino  al  dicembre  1993,  incrociandosi  con
             nuove  esigenze  derivate  dalla  crisi  jugoslava,  che  comportarono  un'azione  re-
             pressiva del traffico di armi affidata ad una forza navale NATO ed a una dell'UEO;
             seguì l'embargo e l'interazione tra le forze multinazionali e il 22°  Gruppo Navale.
             Nel  dicembre  1995,  in seguito  agli  accordi  di  Dayton,  in  Bosnia-Erzegovina  fu
             istituita una Forza di pace sotto comando NATO (IFOR), poi sostituita dalla Forza
             di  stabilizzazione  internazionale  (SFOR).  L'Italia  partecipò  ad  entrambe,  schie-
             rando  3500  uomini  tra  Sarajevo  e  la  frontiera  serbo-montenegrina.  Alla  missio-
             ne,  tutt'ora in  corso,  hanno partecipato forze  di  34  Paesi sotto comando NATO,
             con compiti  di  interposizione tra  i belligeranti.
                  Dall'aprile  all'agosto  1997  si  è  svolta  in  Albania  un'altra  operazione peace
             keeping,  denominata  Alba:  doveva  impedire  la  guerra  civile  e  distribuire  aiuti
             umanitari.  Vi  hanno partecipato 7000  militari  provenienti da 8  nazioni,  sotto al-
             to  comando  italiano:  è  stata  la  prima  volta  dopo  Creta,  un secolo  prima.  Ne  è
             evidente  la  rilevanza  politica,  che  ha  comportato  un  particolare  impegno  delle
             forze  armate  nazionali,  le  quali  hanno  messo  in  campo 3000  uomini  ed hanno
             sopportato il peso maggiore  dell'operazione.  È significativo  che sia  stato realiz-
             zato un intervento multinazionale in un luogo e  in un tempo cui l'Italia,  per evi-
             denti  motivi,  era  più  interessata  di  tutti;  il valore  politico  dell'azione  è  ben
             rappresentato  dal  fatto  che le  maggiori forze  politiche  del  Parlamento vi  hanno
             dato il loro sostegno,  così  come è  accaduto  per la  guerra del Kosovo.
                  Quest'ultimo impegno, tutt'ora in corso, ha comportato l'utilizzazione di ba-
             si  metropolitane  per le  forze  alleate  e  un diretto  intervento militare  italiano,  sia
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