Page 234 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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articolazione in diverse "storie" che sono in parte indipendenti, e in parte
invece s'intrecciano. E proprio l'unificazione economica del globo !...l rende
impossibile mantenere il postulato spengleriano di una molteplicità irriduci-
bile di culture Cll 4 ).
Ciò significa che, sia a livello interno che internazionale, non si tratta di can-
cellare delle culture (nella fattispecie, la cultura e la storia militare nazionali), ma
piuttosto di assicurarne- anche nell'ambito delle alleanze internazionali -la per-
meabilità e la comunicazione. Per il resto, è un fatto che il periodo post-guerra
fredda ha rivalutato l'armamento convenzionale, ha reso non di rado indispen-
sabile anche il suo impiego effettivo, ha costretto la strategia ad abbandonare il
culto del materiale e le esigenze della guerra psicologica per confrontarsi con le
vecchie nozioni di confine, territorio, etnia, nazionalità ecc. accantonate nella
guerra fredda. La guerra - e la relativa strategia - sono state quindi costrette a
recuperare una dimensione storica e geografica. Le più spinose questioni inter-
nazionali di oggi affondano le loro radici in situazioni antecedenti alla seconda
guerra mondiale, se non nei secoli passati: per avviarle a soluzione bisogna dun-
que conoscere tali situazioni.
Anche studiosi di strategia che non hanno mai fatto riferimenti approfon-
diti al pensiero strategico nazionale del passato oggi parlano - peraltro senza
trame tutte le conseguenze - di un "ritorno della storia" (l15). La stessa recentis-
sima modifica dell'iter degli studi degli ufficiali dell'Esercito (laurea in scienze
strategiche) apre di per sé confortanti prospettive alla cultura militare nazionale,
quindi anche alla storia militare. Tutto dipende da quale storia si intende inse-
gnare: se, ad esempio, si costringono dei giovani ufficiali allievi a studiare i vec-
chi diari storici delle unità della prima guerra mondiale senza avere un'idea
esatta e approfondita delle cause, della strategia, della tattica ecc. di quella guer-
ra, e quindi senza essere in grado di cogliere tutti i significati del testo, eviden-
temente si accredita nella loro mente impressionabile l'idea che la storia militare
a poco serve all'ufficiale di oggi. Non serve nemmeno percorrere a volo d'aqui-
la, in pochi periodi di insegnamento, decine di secoli di guerre e battaglie, sen-
za avere il tempo di vagliare criticamente, commentare, approfondire, discutere,
leggere quel che si pensa nel campo militare in un dato periodo.
Sempre meno la storia militare potrà ignorare gli autori classici del pensie-
ro strategico nazionale, europeo, americano: lo dimostra anche la recente com-
parsa di parecchie traduzioni o ristampe di autori del passato, alla quale ho fatto
cenno in premessa. Oltre tutto, la lettura dei classici è un mezzo fondamentale
per suscitare nei giovani ufficiali degli interessi e delle curiosità, stimolare il ra-
gionamento storico e teorico, convincere i Quadri che quando si studia una rifor-
ma all'esistente, si compie - lo si voglia o meno - un'operazione storica, anzi
un'operazione storica crociana.
Giova rammentare, in proposito, che Benedetto Croce si è sempre opposto sia
all'antistoricismo, sia alle pretese della "storia scientifica" di Ranke (l'equivalente
dell' historie-bataille o evenementielle), sostenendo che "solo un interesse della

