Page 229 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI INASCOLTATI E "MAITRES À PENSER": ... 219
militare, che da una parte si prestava a occultare o attenuare verità imbarazzan-
ti per il prestigio dell'Istituzione militare, dall'altra perdeva parecchi importanti
interfaccia, che le potevano derivare solo dal confronto con le altre "storie" e
dall'esame contestuale della realtà politico-sociale. Per contro, gli storici civili ra-
ramente si avventuravano nel campo militare, a loro volta evirando le loro "sto-
rie" con una "conventio ad escludendum" reciprocamente dannosa, perché non
teneva conto che il "politico" senza il "militare" non ha senso compiuto, così co-
me non ha senso compiuto l'inverso.
Si tratta di un approccio giudicato nocivo fin dagli anni Trenta dal generale
Antonio Baldini CllO), il quale disapprovava la tendenza dello storico politico a tra-
scurare- i rapporti e reciproci influssi tra politica e guerra considerando ciò che
attiene alla guerra "roba da militari", così come la contrapposta tendenza del mi-
litare storico a omettere lo studio dei fattori extra-militari che influivano sulla
guerra, considerandole "roba di politica" della quale egli non si doveva occupa-
re. Per rimediare a queste reciproche mutilazioni, il generale Baldini proponeva
un "cameratismo scientifico" fra storici generali e militari, cameratismo che al tem-
po non esisteva - egli dice - non perché lo si ritenesse inutile, ma perché "man-
cavano l'abito mentale e le necessarie cognizioni nella massa dei cittadini colti".
Gli auspici e le proposte del generale Baldini hanno forse trovato uno sboc-
co positivo dopo il 1945 e fino ai nostri giorni? Domanda retorica, alla quale sa-
rebbe fin troppo facile rispondere negativamente. Prima, però, di lanciare
scontati crucifige contro l'uno o l'altro versante, è bene considerare l'oggettiva
situazione del dopoguerra, che riguarda sia pure in misura diversa non solo
l'Italia ma l'intera Europa Occidentale.
È un fatto che, dal 1945 fino a oggi, la storia militare ha perduto quasi del
tutto l'importanza che aveva nell'anteguerra per gli stessi militari, mentre il suo
insegnamento, la percezione del suo ruolo nelle Università sono stati oltretutto
incerti e marginali. Perché? Le ragioni lontane, ma fondamentali esulano dal cam-
po puramente scientifico, sono comparse (specie ma non solo in Francia) negli
anni Trenta cnn e possono essere ridotte a due: il rifiuto dei popoli- che trova
riscontro nella nostra Costituzione - anche solo di pensare a una nuova guerra
totale, e ancor di più l'avvento della bomba atomica che (come si è accennato)
ha spostato gli studi strategici sulla ricerca dei meccanismi per minacciare cre-
dibilmente una guerra ("premi-bottone") allo scopo di non combatterla: esatta-
mente l'opposto degli studi strategici fino al 1945. Ne è derivata l'emarginazione
della cultura militare e strategica classica, quindi anche della storia militare: evi-
dentemente una cultura - e ancor più una cultura militare nazionale - non ha
senso senza avere alle spalle una tradizione, una memoria storica. Si potrebbe
anche aggiungere che la perdita della memoria storica nazionale, e in particola-
re l'accantonamento della storia dell'ultimo mezzo secolo, ha contraddistinto la
cultura italiana in genere, con l'unico risultato di favorire l'importazione acritica
di modelli, interpretazioni e autori, in omaggio a un cosmopolitismo non sem-
pre a ragione presentato come nuova frontiera e esigenza pratica.

