Page 230 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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                 Come  se  ciò non  bastasse,  specie  per l'Italia  e  la  Germania,  Nazioni scon-
             fitte  che dopo il 1945  hanno rinunciato a  possedere l'arma nucleare, è  stato gio-
             coforza adottare automaticamente le dottrine dell'Alleanza Atlantica,  senza alcun
             bisogno di un'elaborazione a  livello  nazionale,  che avrebbe  reso  necessario an-
             che richiamarsi  al  pensiero strategico  classico.  È così venuta decisamente meno
            . l'esigenza  secolare  di  coltivare,  promuovere,  diffondere  nelle  Forze  Armate  e
             fuori  una cultura militare  nazionale,  quindi anche  una storia  militare  e  una sto-
             ria militare nazionale, le quali si sono trovate senza una domanda interna, in una
             Nazione  che  notoriamente non le  ha  mai  armate.
                 Così  stando  le  cose,  come  meravigliarsi  se  non  tanto  e  non  solo  la  storia
             militare,  ma  le  materie  militari  in  genere,  nelle  Accademie  e  Scuole  militari  so-
             no state sacrificate (inevitabilmente) a  materie scientifiche e  al conseguimento di
             una  laurea  in  una disciplina  civile,  o  se la  storia  militare  è  stata  poco e  (come
             dice  Ilari)  anche  male  insegnata?  come meravigliarsi  se sulla  tradizionale  figura
             del "militare storico" dopo il  1945  ha finito  con il  prevalere sempre più lo stori-
             co militare  accademico,  lo  storico militare  civile?
                 Poiché la  figura  del "militare storico" è  ormai diventata rara,  il "cameratismo
             scientifico"  auspicato  dal  generale  Baldini  non  ha  più  avuto  concrete  possibilità
             di  realizzarsi:  il che è  tutt'altro  che  un  bene,  e  lo  posso dire  con cognizione  di
             causa.  Anche  perché la  graduale prevalenza  degli  storici  militari  "accademici"  (o
             che militari  non sono),  pur contribuendo a  ravvivare  l'ambiente,  ad aprire  strade
             nuove, a far accantonare talune interpretazioni "difensive" o troppo retoriche del-
             la  storiografia del passato,  ha fin  troppo risentito del clima ideologico e  maniche
             o  tipico della guerra fredda,  inducendo Ilari a  parlare di "una 'controstoria', spes-
             so  apoditticamente  polemica  e  maligna,  delle  esperienze  belliche  e  delle  istitu-
             zioni militari nazionali",  dalla quale è  assente - egli  precisa- l'intento di dare un
             contributo  positivo  alla  ricerca  dell'efficienza  del  sistema  di  sicurezza  nazionale,
             la  cui utilità  intrinseca  e  la  cui missione sono messe  in  discussione.
                 In definitiva,  dopo il  1945  sulla  logica  puramente militare,  strategica  e  per
             così  dire  scientifica  (che avrebbe suggerito una  piena assimilazione  del  pensie-
             ro militare da parte del pensiero politico e viceversa, quindi anche un ruolo rag-
             guardevole della storia e  cultura militare  nella  formazione  dei Quadri)  ha finito
             con  il  prevalere  un  contesto  interno  e  internazionale  tale,  da  condurre  all'ac-
             cantonamento di tutto ciò che è  militare da parte del mondo della  cultura e  del-
             la  società,  favorendo storie di parte e  al  tempo stesso ostacolando,  al di là  degli
             auspici,  l'indispensabile  permeabilità  tra  le  varie  "storie".  Per questa  ragione  io
             ritengo - diversamente  da taluni - che  il  superamento,  anzi la  scomparsa della
             distinzione  tra  storici  "laici"  e  "scolastici"  sia  auspicabile,  ma  non ancora  possi-
             bile:  bisogna,  però,  chiarire bene il  significato di  questi due aggettivi.
                 Nella Restaurazione tale distinzione aveva un significato ben preciso,  pren-
             dendo  atto  della  differente  impostazione  e  delle  differenti  finalità  dei  militari
             scrittori (le cui riflessioni  strategiche  non erano libere  ma dovevano tener con-
             to - sia  pure in misura variabile  e  più o  meno intelligente - dell'orientamento
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