Page 226 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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Che cosa si intende, dunque, per "storia militare"? In questa categoria rien-
trano "storie" assai diverse tra di loro: la storia militare nell'ottica del Bernotti,
del Coutau-Bégarie, del Mecozzi non è la stessa di molte storie ufficiali, e non
è nemmeno la stessa di altre "storie" che sono comparse specie dopo il 1945. A
questo punto ci si può avvalere delle ricadute implicite ed esplicite dell'esame
fin qui condotto, per stabilire - con riferimento ad altri tipi di storia che milita-
ri non sono - che cosa si intende per storia militare, come essa può caratteriz-
zarsi rispetto ad altre storie e soprattutto quali rapporti deve e può avere con
quest'ultime: individualità e specificità non possono significare isolamento, pena
- nel nostro caso - la ricaduta in quell'astratto tecnicismo militare, che nel se-
colo scorso Bonamico- e dopo di lui Mahan- hanno addebitato alla storia na-
vale del loro tempo.
La storia militare è forse una storia specialistica, come ce ne sono tante al-
tre? Di primo acchito, sarei portato ad escluderlo. Ricordo, in merito, certi testi
delle scuole medie (fine anni Quaranta) che mi spiace non trovare più, nei qua-
li egregiamente si parlava, anche con bei disegni, degli opliti, della falange e
della Legione romana e si esaltavano le imprese di Alessandro, Annibale, Scipione,
Cesare, Napoleone ... per poi ridurre la storia essenzialmente a una successione
di guerre e di paci. Era, è forse questa la "storia generale", la storia in senso la-
to? È innegabile che guerre, eserciti e condottieri sono stati - e continuano ad
essere - componenti essenziali della vita dell'umanità. Dunque, di per sé "la sto-
ria in senso lato non può non essere una storia anche militare, quando non pre-
valentemente militare". In ogni caso la storia di un popolo, di un continente, del
mondo, senza la componente militare sarebbe come evirata; questo già induce
a prendere le distanze da certe "storie" comparse dopo il 1945.
Non posso, perciò, che concordare con Virgilio Ilari, il quale in questo
Convegno ha posto il problema del rapporto tra la cosiddetta "storia generale"
e la storia militare, negando che quest'ultima possa essere concepita come me-
ra branca specialistica della prima, quindi in una posizione subordinata. Non può
esistere, secondo Ilari, una storia che per quanto complessa, multiforme, ten-
dente all'assoluto, non sia in realtà una storia specialistica almeno nel suo sco-
po. Per Ilari è dunque lo scopo che rende differente una storia dall'altra, e che
finisce col determinare la metodica e le fonti alle quali ricorre l'autore.
Trattando della storia militare, Ilari ha anche osservato (lo diceva già il ge-
nerale Pelet nel secolo scorso) che non c'è facoltà o attività umana che non ri-
guardi la guerra. Io aggiungerei solo che è vero anche il contrario (la guerra,
perciò anche la strategia, il ruolo e fisionomia dell'Istituzione militare ecc. non
possono prescindere dal contesto generale). Il confine tra il "militare" e il "non-
militare" è labile; per non affogare in un mare magnum dove non si distingue
ciò che è importante da ciò che lo è di meno, ciascun storico dopo aver fissa-
to lo scopo deve necessariamente compiere delle scelte, deve delimitare sia pu-
re in forma non rigida l'argomento, elemento subordinato ma non per questo
meno necessario, perché definisce un campo d'interesse - e quindi d'azione -

