Page 227 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
P. 227

PROFETI  INASCOLTATI  E  "MAITRES À PENSER": ..                        217

         sufficientemente preciso.  Questo vale  per qualsiasi  tipo di  storia,  dunque anche
         per la  storia  militare:  due  parole  che,  prese  di  per sé,  significano  assai  poco,
         essendo sempre state ardua  impresa tracciare  un confine netto tra  il  "politico" e
         il "militare".
             Riassumendo, ciò che qualifica una storia è  lo scopo; subito dopo e per esi-
         genze  pratiche  di  lavoro,  viene  l'argomento.  Non  basta:  fissare  l'argomento  si-
         gnifica  tracciare  dei  confini,  che  però  non  possono  portare  a  una  costruzione
         logica  isolata  dal  contesto che  la  circonda,  fino  a  risultare  inattendibile,  postic-
         cia.  Dunque  occorre  considerare  un  terzo  elemento  qualificante:  le  relazioni,  i
         legami che lo studioso intende stabilire con altre storie,  onde ricavare  influssi  e
         collegamenti - nei  due sensi - tra  la  "sua"  storia  e  le  altre.  Non c'è una  ricetta
         per questo: si tratta di una metodica, di un criterio generale dalla cui corretta ed
         equilibrata  applicazione si  misura  il valore dell'opera,  tenendo presente che,  lo
         storico  deve  avere  anche  il  coraggio  di  fermarsi,  di  non  approfondire  troppo,
         conservando "quel  pizzico d'ignoranza  che,  impedendogli di  approfondire  ogni
         particolare,  gl'impedisce e  impedisce ai  suoi lettori,  di  perdere la  visione  gene-
         rale  e  panoramica delle varie  situazioni e  dei  loro protagonisti"  (Strachey).
             Se  anche  nell'ambito  della  storia  militare  possono  essere  scelti  scopi  e  ar-
         gomenti diversi,  si tratta di individuare,  più che le  storie  da fare (la gamma è  in-
         finita),  le storie da  non fare.  In secondo luogo,  mi sembra necessario stabilire un
         principio gerarchico  che  distingue la  storia  militare  da  qualsivoglia  altro  tipo  di
         storia:  la priorità funzionale della storia del pensiero strategico e/o delle strategie
         e dottrine.  L'arte  militare  lavora  sugli  uomini  ed è  finalizzata  all'azione,  al  suc-
         cesso nel confronto con l'avversario.  A questa esigenza tutto è  subordinato;  è  ri-
         spetto al successo, al raggiungimento dell'obiettivo che in questo caso acquistano
         significato le  categorie del buono e  del cattivo.  Essa  ha sempre avuto e  ha varie
         branche,  sulle  quali  non  c'è  mai  stato  accordo  tra  gli  studiosi:  ma  indiscutibil-
         mente è sempre stata la strategia - o meglio quel che si è inteso per strategia nel-
         le varie epoche- a calamitarne l'azione, a rappresentarne il momento culminante.
             Se  così è  l'arte  militare,  deve necessariamente essere così anche la sua sto-
         ria,  qualunque aspetto essa  riguardi.  Le  varie storie militari  devono avere un ri-
         ferimento,  un minimo  comune denominatore,  un faro  illuminante  comune,  che
         è  appunto la  storia comparata del pensiero e  dei criteri strategici:  senza di  que-
         sto,  esse rimangono edifici senza scopo e  fondamenta,  divagazioni evanescenti,
         frammentarie,  per  le  quali  manca  uno  strumento  di  misura  e  di  conseguenza
         mancano  anche  i  parametri  per  un  attendibile  giudizio.  Per rimanere  nel  con-
         creto,  una storia del vettovagliamento,  della sanità,  dei prigionieri,  dei deferiti ai
         tribunali militari o  dei disertori perde gran parte del suo significato e  si  presta ai
         più disparati giudizi se non si  considerano almeno sommariamente i criteri stra-
         tegici con cui viene condotta una guerra o  campagna anche da parte nemica,  il
         tipo  di  disciplina  che  ne  consegue,  il  morale  dei  combattenti  e  della  Nazione
         ecc ...  Perché  nella  prima  guerra  mondiale  le  fucilazioni,  non  solo  nell'Esercito
         italiano, sono state numerose, mentre nella seconda sono state - nel nostro Esercito
   222   223   224   225   226   227   228   229   230   231   232