Page 231 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI  INASCOLTATI  E  "MAITRES À PENSER":.                          221

         antinapoleonico,  anzi  pre-napoleonico dell'establishment politico-militare)  e  dei
         numerosi civili  che in questo periodo si sono occupati di  arte  militare,  le  cui ri-
         flessioni  erano più libere,  ma pur sempre legate  al  rispettivo orientamento poli-
         tico, dal quale derivavano diverse strategie per il conseguimento dell'unità nazionale.
              Oggi le cose sono cambiate,  ma non di  molto;  l'unica  linea di demarcazio-
         ne - che  dunque  continua  ad  esistere  - è  tra  lo  storico  non  conformista  (che
         pur facendo  della storia  inevitabilmente soggettiva ricerca  in  ogni modo l'obiet-
         tività,  e  soprattutto si  rifiuta  di rendere omaggio a  idola - siano essi politici,  isti-
         tuzionali, accademici o dettati da personali preferenze, esigenze e passioni, quindi
         è  laico)  e  lo storico che,  invece,  più o  meno scopertamente ricorre a  griglie  in-
         terpretative  precostituite  dettate  da  determinate  correnti  di  pensiero  accademi-
         che, politiche, filosofiche, strategico-ordinative ecc. o comunque tiene ben presenti
         contingenti esigenze  extra-scientifiche.  Ne  consegue  che  può essere  "laico"  an-
         che  un  militare  storico  il  quale  intenda  condurre  serenamente,  senza  tesi  o  in-
         tenti  aprioristici,  una data analisi storica;  così come può essere  "scolastico"  uno
         storico militare  civile,  il  quale - per fare  un  concreto esempio - intenda "difen-
         dere"  una Forza Armata e/o attaccarne un'altra trattando di  qualche controverso
         episodio della guerra nel Mediterraneo  1940-1943,  oppure si  ripromette di  esal-
         tare  strumentalmente  o  aprioristicamente  il  carattere  "decisivo"  della  guerra  in
         questo o  quest'altro elemento.
              Va  da  sé - ed è  un fatto  altamente  positivo - che,  oggi,  lo storico  militare
         non è  più un militare  storico:  semplicemente è  chiunque,  militare  o  civile,  pos-
         sa  e  voglia  trattare,  con  competenza,  argomenti  di  interesse  militare.  Con alcu-
         ne  avvertenze,  però:  a)  taluni  "profeti  inascoltati"  - ad  esempio  il  Filangieri  -
         intendono  trattare  di  preferenza  un  argomento  politico-sociale,  nel  quale  inclu-
         dono molto opportunamente delle considerazioni di  carattere e  interesse milita-
         re.  Ciò significa che storico e  scrittore militare valido può essere anche colui che
         si  occupa  occasionalmente  e  in  via  subordinata  di  cose  militari,  magari  in  altri
         contesti:  non solo, dunque, chi scrive libri o saggi di argomento interamente mi-
         litare;  b) lo storico militare (civile,  ma non solo civile)  non sempre ha la  padro-
         nanza  di  argomenti  strettamente  tecnico-militari  e  strategici  e  non  sempre
         conosce di persona e  per lunga esperienza le  cose militari (tale conoscenza con-
         ta ancora, e  come!).  Questo fatto,  che finisce sempre col trasparire dai suoi scrit-
         ti  magari per altro  verso  pregevoli,  lo  può indurre  o  a  una scelta  di  argomenti
         che gli consentano di aggirare  l'ostacolo,  o  a  trascurare l'aggancio organico con
         le questioni strategiche di fondo, quanto meno sottovalutandone la portata; c) dal
         canto suo chiunque possegga una profonda competenza tecnico-militare è  natu-
         ralmente  portato  a  privilegiare,  appunto,  l'approccio  strettamente  tecnico-milita-
         re,  trascurando l'aggancio con realtà  per così dire  "esterne".  Ad esempio si  parla
         molto del militarismo  prussiano,  spesso presentandolo come un  monstrum (così
         come un monstrum nella Restaurazione veniva presentato - specie al di fuori del-
         la  Francia - Napoleone):  ma  quali sono le  cause  politico-sociali - e  anche  eco-
         nomiche  e  geografiche  - che  l'hanno  favorito,  reso  così  potente  e,  diciamolo
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