Page 224 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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                  Questo vale,  oggi,  per capire  quali  mutamenti reali  hanno comportato nel
             campo strategico sia il periodo della guerra fredda sia quello post-guerra,  stabi-
             lendo l'origine,  il grado di novità,  la vera natura e  i limiti del concetto di strate-
             gia globale.  In effetti,  solo riferendosi  al  passato si  riesce  a  stabilire  fino  a  che
             punto  la  situazione  post -guerra  fredda  giustifica  - o  meglio  non  giustifica - il
             mantenimento di concezioni tipiche del confronto militare tra i due blocchi, a co-
             minciare dal ridimensionamento del ruolo dell'arma nucleare e  dall'obsolescenza
             del concetto di guerra integrale,  dal  quale deriva quello di strategia globale.
                  Per individuare una metodica che valga  a  sciogliere questi  nodi è  utile  ri-
             ferirsi ancora al Bernotti,  il quale nel  1923 scriveva (riferendosi alla strategia na-
             vale,  ma con un discorso valido anche per la strategia in genere):
                  non bisogna irrigidirsi nella visione della guerra di ieri,  ma ciò non esclu-
                  de la necessità di riferirsi ad essa,  cercando di stabilire come risulta modi-
                 ficata la dottrina marittima del/ 'anteguerra; soltanto in questo modo potremo
                  dare una base al nostro ragionamento, per spingere lo sguardo verso le for-
                  me che potrà assumere la guerra avvenire Cl0 6 ).
                  Fatto rimarchevole,  l'avvento della bomba atomica non lo ha indotto - co-
             me tanti - ad accantonare l'approccio storicistico alle questioni strategiche: in un
             articolo  del  1960 < 107 )  ribadisce  che  "la  critica  storica  è  l'elemento  stimolante
             dell'immaginazione,  in  quanto sviluppa  la  capacità  di  concezione  e  di  orienta-
             mento di fronte  alle nuove possibilità".  I problemi strategici - egli ammonisce -
             sono  complessi  e  non  ammettono  panacee.  Bisogna  perciò guardarsi  dall'attri-
             buire  a  determinati materiali  (il carro  armato,  il bombardiere,  la  bomba atomi-
             ca  ... )  la  capacità  di  risolvere  tutti  i  problemi;  inoltre  "è  un errore  il credere  di
             poter dare  l'ostracismo  alla  storia,  salvo  ad attingere  da essa alcune  citazioni  a
             sostegno di determinati argomenti".
                  Sulla  base di queste concezioni generali,  in  piena guerra fredda  il Bernotti
             è  tornato a proporre per lo studio della strategia in un quadro interforze la stes-
             sa metodica da lui  suggerita  e  applicata negli  anni Venti:  a)  analisi  delle  dottri-
             ne strategiche  del periodo  1939-1945;  b)  definizione dell'eredità strategica  della
             guerra;  c)  studio dei  mutamenti  avvenuti  nei mezzi  di guerra e  apprezzamento
             della  situazione  strategica  del  momento;  d)  individuazione  "delle  nuove  possi-
             bilità strategiche - guerra globale e  guerra limitata".
                  Per il Bernotti,  tra  storia  come  studio  senza  finalità  pratiche  immediate,  la
             storia  come strumento  primario  per la  formazione  professionale  degli  ufficiali  e
             la storia come chiave interpretativa della realtà strategica del momento non vi so-
             no vere e proprie soluzioni di continuità.  Ciò  che importa è  il  modo di conside-
             rare,  di  studiare  la  storia,  nella  quale  le  idee  sono  l'elemento  centrale  perché
             illuminano gli  eventi e  in certo senso, aiutano l'ufficiale ad interpretarli e  quindi
             lo preparano ad affrontarli.  Lo  dimostra anche nelle sue memorie  del  1971,  po-
             lemizzando  con "i  cosiddetti  uomini  pratici  che si  vantano  di  ignorare  la  storia,
             perché i fatti  non si  ripetono mai allo stesso modo".  A suo giudizio,  invece,
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