Page 220 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
P. 220

210                                                          FERRUCCIO  BOTII


            internazionali e  la  politica militare sono state dominate dall'antistoricismo insito
            nel concetto di  rivoluzione  nucleare e  nelle stesse esigenze della competizione
            tra  i  due  blocchi,  che  ha  tolto  significato  alla  vittoria,  esaltato  il confronto  in-
            cruento,  reso preminente la  guerra psicologica e  ideologica.
                 Ne  è  derivato  il  ruolo trainante delle teorie dei  nuclear strategists america-
            ni (civili facenti capo a gruppi di ricerca spesso finanziati dall'industria), che han-
            no costruito  i  loro  modelli  basandosi  soprattutto  sulle  prestazioni  delle  nuove
            armi nucleari.  Queste teorie del materiale,  quindi,  in nome della nuova e  "rivo-
            luzionaria" logica nucleare ignorano l'arte militare classica del passato; ma quan-
            do indicano discutibili  schemi o  soluzioni basate sull'attribuzione aprioristica al
            nemico  di  determinate  reazioni  psicologiche,  anche  i  nuclear strategists incon-
            sapevolmente si muovono in una prospettiva  jominiana,  antitetica al  motto  na-
            poleonico- fatto  suo da Clausewitz- che  l'imprevu domine à la guerre.
                 Così  come  si  muove in una prospettiva jominiana,  razionalizzante  e  carte-
            siana il generale Beaufre, che non casualmente dà loro man forte,  riconoscendo
            (come Supino e,  molto prima,  Douhet) l'insufficienza e  rnarginalità  del metodo
            storico,  per poi parlare di "evoluzione" (non di rivoluzione!)  della strategia nel-
            la guerra fredda (99).  Lo  studio  dei caratteri di un'evoluzione  non comporta for-
            se un paragone tra  il  vecchio  e  il  nuovo e  l'individuazione  dei legami  residui,
            che solo una rivoluzione può trascurare? L'evoluzione contiene in sé il  concetto
            di gradualità; solo la rivoluzione presuppone una rottura, una netta soluzione di
            continuità.  Coloro che oggi parlano,  come Beaufre,  di  "evoluzione"  della strate-
            gia,  per poi negare sostanzialmente la  validità di un approccio storicistico cado-
            no  quindi  in  patente  contraddizione;  ma  anche  coloro  che  continuamente
            parlano  di  "rivoluzioni"  dimenticano che nel  campo  dell'arte  militare  il  passato
            non si "taglia",  ma si supera conservando - qui è  il difficile - ciò che merita di
            essere conservato.
                 Ci  dovrà pur essere una ragione,  se oggi parlando di strategia,  si fa  spesso
            riferimento  ad  autori  di  due  secoli  fa  (come  Clausewitz  e  - più  raramente  -
            Jomini),  ad autori di un secolo fa  (come Mahan,  Callwell e  Corbett),  ad un au-
            tore di  novanta anni fa  (che ha cominciato a  scrivere nel 1910 sostenendo l'av-
            venire dell'aeroplano, quando dominava ancora il dirigibile) come Douhet. Oltre
            ad indurre  a  chiedersi  come mai  i giovani uffiCiali  di  oggi escono  dalle  scuole
            con una così scarsa  conoscenza  dei  loro scritti,  questa  constatazione dovrebbe
            avvalorare non tanto e  non solo il  ruolo della storia  delle idee ma  della cultura
            militare  in genere.
                 Proprio per sfuggire alle  trappole soffocanti dell'eccessivo tecnicismo,  del-
            la  superspecializzazione  e  della  globalizzazione,  oggi  la  formazione,  la  cultura
            dell'ufficiale  dovrebbero avere un'impostazione a  carattere maggiormente uma-
            nistico e  nazionale,  nella quale storia  e  geografia non sarebbero certo margina-
            li.  Esigenza  sentita  prima  di  tutto  nel  campo  della  cultura  in  genere:  sono
            frequenti,  negli ultimi anni,  le  prese di  posizione di intellettuali delle più diverse
            tendenze a favore  di una formazione  a sfondo umanistico e  storico che superi il
   215   216   217   218   219   220   221   222   223   224   225