Page 221 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI INASCOLTATI E "MAiTRES À PENSER": .. 211
superficiale, frusto concetto di utilità immediata (caro a coloro che oggi sfonda-
no porte aperte, osservando ad esempio che la storia militare non serve per ben
comandare un plotone, o per istruire il personale destinato a compiere opera-
zioni di peace keepini). Ad esempio Ignazio Visco, capo economista dell'OCSE,
ha osservato che
ciò che va sottolineato nell'attuale momento storico è l'interdisciplinarità.
Perciò sarebbe meglio prendere un indirizzo specialistico dopo aver acqui-
sito conoscenze di base comuni. In Italia c'è una tradizione, che si è anda-
ta un po' smorzando (come accade all'estero) di dotare gli studenti di solide
basi storiche, istituzionali e, aggiungerei, geografiche. Parliamo tanto di glo-
balizzazione, ma il suo profondo impatto sulle nostre vite non può essere
compreso se i suoi fenomeni non vengono inquadrati in una prospettiva sto-
rica e di relazioni tra Paesi. Inoltre, anche la separazione tra discipline uma-
nistiche e scientifiche va attenuata .... ooo)_
Anche Umberto Eco e Mare Fumaroli (prestigioso intellettuale francese)
hanno di recente richiamato l'attenzione su queste esigenze ClOl)_ Secondo Eco
il futuro è degli umanisti, perché "sono gli unici specialisti del pensiero flessibi-
le, gli unici in grado di interpretare - quando non le anticipano - le sfide an-
cora sconosciute che proporrà loro una società e dunque un mercato delle
professioni sempre più globalizzati, terziarizzati, deregolati". Secondo Fumaroli
"se vogliamo restare fedeli a noi stessi dobbiamo valorizzare la nostra genealo-
gia storica, innanzi tutto a partire dalla scuola, che è la chiave del futuro della
nostra civiltà". Fumaroli nega la necessità che i giovani si impadroniscono subi-
to delle basi della cultura scientifica e tecnologica, e ammonisce: "guai a ridur-
re la portata della educazione umanistica; è questa che ci rende duttili e liberi. ... ".
È perciò legittimo chiedersi: si deve oppure no tenere conto di queste in-
dicazioni quando si parla di storia e cultura militari, e nel lorò ambito, di storia
delle idee? come si colloca questa storia delle idee rispetto al tipo di storia tut-
tora più diffuso, l' histoire-bataille? quale delle due "storie" deve essere privile-
giata per far fronte alle istanze della cultura umanistica? In premessa non
abbiamo potuto che constatare la persistente marginalità della prima; ebbene,
dopo aver ricordato solo qualcuna delle tante idee valide quanto antiche, se ne
trae ulteriore conferma che tale marginalità non può essere che strumentale, ac-
cidentale e dipendente da fattori non puramente storici e scientifici. A parte ogni
altra considerazione sulle radici storiche della strategia, sulla cultura e formazio-
ne militare, per ben descrivere un evento storico è norma elementare analizza-
re - come ha fatto Bonamico - il contesto non solo militare (preparazione, dottrine
ecc.) ma politico-sociale ed economico, nel quale tale evento matura (''le guer-
re si vincono nel tempo di pace"); e poiché la storia e la storia militare sono fat-
ti da uomini, dovrebbe venire spontaneo ricostruire ciò che pensano questi uomini,
qual'è il loro morale, come sono stati educati, formati e istruiti, qual'è la loro
dottrina, quali sono i loro riferimenti teorici e spirituali, i loro modelli, i loro

