Page 216 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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riforma dell'Esercito e delle Forze Armate <9 4 ). Ciononostante, il suo apporto è
stato finora stranamente ignorato dagli scrittori italiani, benché talune sue tesi
(come il convinto antistoricismo, la pretesa di ridurre l'arte militare a "una tec-
nica", la negazione della validità della tesi clausewitziana del legame tra guerra
e politica) non siano condivisibili.
n pensiero del Supino ruota intorno a due aspetti fondamentali; la netta so-
luzione di continuità tra strategia classica e strategia globale e nucleare, e la pos-
sibilità - tipica anche di Jomini e più tardi del Marselli - di razionalizzare la
guerra, riducendo lo spazio lasciato all'imprevisto e a fattori non quantificabili.
Pertanto, se in passato vi sono state guerre vinte dai maestri di scuola, in futu-
ro vi potranno essere guerre di macchine vinte dagli scienziati: di qui il suo in-
teresse per la ricerca operativa e l'automazione e la sua insistenza- che purtroppo
ha avuto successo - sulla necessità che gli ufficiali ricevano una formazione es-
senzialmente tecnico-matematica, inevitabilmente riducendo lo spazio lasciato al-
le materie militari classiche e in primis alla storia militare. In questo quadro, a
suo avviso la guerra fredda
appartiene al sistema della guerra totale come vi appartengono la guerra
atomica, la guerra biologica, la guerra chimica ecc. e si può individuar/a
nell'insieme dei procedimenti atti a provocare danni all'antagonista esclusi
quelli propri della guerra guerreggiata, cioè è una guerra condotta in pie-
na luce. La nozione di guerra totale conduce alla nozione di una strategia
globale, che include una strategia militare e una strategia extramilitare [ .. .l.
La guerra fredda può costituire un mezzo economico per raggiungere gli
stessi obiettivi di una guerra convenzionale [ .. .l. In difinitiva, lo scopo fon-
damentale della guerra fredda è la vittoria senza combattere.
Poiché nella guerra fredda assume rilevante importanza la "strategia della
minaccia" mirante a ottenere la dissuasione, la preparazione assume di per sé
una valenza operativa decisiva. n Supino è però lungi dal collegare troppo ra-
pidamente i meccanismi della guerra fredda all'arma nucleare. Questo perché da
una parte anche una guerra convenzionale ridurrebbe l'Europa a un cumulo di
rovine, dall'altra tutte le nuove strategie possibili sono senz'armi, ma non disar-
',,, mate: ne consegue che per riuscire devono avere alle loro spalle massicci e va-
lidi armamenti non solo atomici, ma anche convenzionali.
Su queste concezioni di base si fondano idee molto innovatrici sul model-
lo di difesa più conveniente per l'Italia, alcune delle quali si avviano solo oggi
ad essere adottate. Per il Supino la mobilitazione in caso di guerra di grossi con-
tingenti di leva è ormai obsoleta, sia perché le vie di comunicazione potrebbe-
ro molto facilmente essere colpite all'inizio della guerra, sia perché si tratterebbe
di personale con incerto spirito combattivo. La guerra deve essere iniziata con
le stesse forze del tempo di pace: perciò all'Italia occorre un ridotto esercito vo-
lontario ben armato e addestrato con elevata prontezza operativa, le cui capacità

