Page 213 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI INASCOLTATI E "MAITRES À PENSER": ... 203
giorni, nei criteri di impiego dell'aviazione NATO, tuttora imperniata sul caccia-
bombardiere e sull'armamento di caduta "intelligente", cioè di precisione.
Anche l'Esercito negli anni Venti e Trenta ha avuto parecchi profeti pur-
troppo inascoltati, con almeno due punti in comune: ritengono - come lo stesso
Douhet- che la guena mondiale sia stata vinta nonostante i difetti dell'organismo;
in secondo luogo giudicano ormai superato il modello di esercito di massa tipico
della prima guerra mondiale. Concetti rimasti senza seguito, perché anche per esi-
genze di politica internazionale e per scarsità di risorse, finisce con il prevalere fi-
no al 1940 l'opposto orientamento dei Capi militari più conservatori, secondo i
quali la vittoria ha dimostrato la sostanziale validità dell'organizzazione - basata
su un esercito di massa- con la quale è stata combattuta la guerra 1915-1918.
Due gli innovatori di maggiore spicco: il generale Roberto Bencivenga e il
colonnello Angelo Gatti C 84 ). Nel suo libro L 'Ese1·cito di oggi e quello di domani
(1921) C 8 5) il Bencivenga sostiene- come già il Pepe- il modello tuttora in au-
ge di esercito "lancia e scudo" (termine da lui usato per primo), proponendo di
costituire un piccolo esercito a reclutamento volontario, caratterizzato da eleva-
ta capacità manovriera e prontezza d'intervento e integrato da unità di leva da
mobilitare all'emergenza. A suo giudizio, la guerra futura non potrà essere lun-
ga e sanguinosa come la prima: all'inizio delle ostilità, ciascuno dei contenden-
ti cercherà di abbattere rapidamente l'altro prima che abbia il tempo di far
entrare in azione le forze di riserva mobilitate. Quindi occorre disporre fin dal
tempo di pace di un'aliquota di forze terrestri scelte, ben addestrate e sempre
pronte al combattimento, in grado di condurre operazioni rapide e decisive in
armonia con le forze aeree e navali.
Il colonnello Angelo Gatti, già storico del Comando Supremo durante la
guerra, nel suo libro Tre anni di vita militare italiana C 8 6) diversamente da Ben ci-
venga propone di mantenere alle armi in tempo di pace solo un ristretto nu-
mero di Quadri e specialisti, che formerebbe l'intelaiatura di un grande esercito
da formare in caso di guerra. Si tratta, per il Gatti, di trane tutte le conseguen-
ze dal fatto che il paese industrialmente più forte è anche il più forte militar-
mente; perciò
il principio fondamentale è di sviluppare largamente le varie specialità del-
le macchine da guerra, è di avere il numero necessario di coloro che ma-
neggiano tali macchine, vale a dire gli specialisti. Messe solidamente a posto
le armi e gli uomini che non si possono improvvisare, l'esercito può, almo-
mento del bisogno, accogliere la massa dei portatori di fucile ....
Di qui la grande importanza data dal Gatti alle macchine, al materiale, al bi-
nomio aviazione-gas, ai carri armati ecc .. Di qui anche il suo apprezzamento per
il modello della Reichswehr del tempo. Dal suo libro emerge inoltre un dato sto-
rico del quale bisogna pur tenere conto quando si parla della condizione militare
dal 1945 in poi: nonostante la vittoria, subito dopo il 1918 i Quadri hanno attra-
versato una situazione di grave e ingiusto disagio morale e materiale e, in gene-
re, vi è stata ben poca considerazione per chi aveva fatto il suo dovere in trincea.

