Page 210 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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             collaborare alla  stampa militare,  auspicando "una discussione ampia elevata se-
             rena,  contenuta  in  quelle  che  sono  le  linee  caratteristiche  immutabili  della  no-
             stra  salda  disciplina  militare".  La  circolare,  riportata  dalla  Rivista Militare e  dal
             periodico  Le Forze Armate C 77 ),  testimonia se  non altro  l'inesistenza  di  chiusure
             preconcette al dibattito sulla problematica militare tra gli ufficiali,  con il solo, ov-
             vio vincolo del rispetto delle  norme disciplinari.
                  Naturalmente  non  si  può  pretendere  dalla  stampa  militare  ufficiale  - di
             qualsivoglia periodo - nette prese di  posizione contro la  politica e  la politica mi-
             litare  del Governo del tempo,  né argomentazioni antifasciste  o  assenza di  omag-
             gi al  regime,  allora d'obbligo anche in campo civile.  Vanno comunque segnalate,
             per la  franchezza  e  per l'acume critico  con cui espongono gli avvenimenti  della
             prima guerra mondiale e  del periodo  precedente,  tre  opere di generali:  La guer-
             ra alla fronte italiana 0924) del generale Luigi  Cado ma C 78 ),  Come l 'Esercito ita-
             liano  entrò  in guerra  (1929)  del  già  citato  generale  De  Chaurand  de  Saint
             Eustache C 7 9), e il Saggio critico sulla nostra guerra del generale Roberto Bencivenga
             C 80 ).  Tra  l'altro,  nel  predetto libro  il generale  Cadorna  attacca  duramente  gli  in-
             terventisti  (dei  quali,  come  noto,  era  stato  magna pars MussolinO,  accusandoli
             di  essersi  fatti  accesi  banditori,  prima  della  guerra,  dell'antimilitarismo,  per poi
             "provocare l'Austria  con dimostrazioni  irredentiste,  come se avessero  potuto te-
             nere testa ad una grande potenza militare,  salda per antiche tradizioni,  colla  re-
             torica di cui erano maestri!". Inoltre "parecchi di coloro che più avevano sbraitato
             contro il  militarismo  e  le  spese militari,  dichiararono  poco dopo lo  scoppio del-
             la  guerra europea di  essere  pronti a  votare qualunque somma,  anche di  miliar-
             di,  per  l'esercito:  come  se  fosse  possibile  spendere  utilmente  dei  miliardi  in
             pochi giorni  per un organismo che  richiede  cure  lente,  assidue  e  continuate!".
                 Va  detto  subito che  le  idee  più  innovative  del  periodo nascono da  un'esi-
             genza assai sentita nel  mondo militare,  e  tra gli ufficiali  più sensibili e  colti:  vol-
             tare pagina rispetto alla guerra di trincea, da parecchi autori giustamente giudicata
             non troppo tra le  righe  come  una degenerazione  della  vera  arte  militare,  come
             il  fallimento  della  vera  strategia  - che  deve  essere  economica  e  dinamica - e,
             con  esso,  anche  come  il  fallimento  degli  Stati  Maggiori.  Del  resto  negli  anni
             Cinquanta, da giovane sottotenente, ho sentito il generale Torsiello, allora Ispettore
             della  fanteria,  affermare  che  i  600.000  caduti  della  prima  guerra  mondiale  non
             dovevano essere  un vanto o  solamente l'occasione  per cerimonie commemora-
             tive  e  amplificazioni  retoriche,  ma  piuttosto un serio  argomento di  meditazione
             per i giovani  ufficiali:  perché  con  un  migliore  addestramento,  una  migliore  or-
             ganizzazione e una migliore leadership sarebbero stati molti di meno. Espressione
             tipica  di  questo  stato  d'animo  sono  gli  scritti  del  "profeta",  del  "precursore"
             dell'aviazione  per antonomasia:  Giulio  Douhet,  ufficiale  di  Stato  Maggiore  d'ar-
             tiglieria  (non fu  mai  pilota  e  ufficiale  d'aviazione)  che  durante  la  guerra  aveva
             scontato un anno di fortezza  per critiche alla  condotta della guerra da parte del
             Comando Supremo (critiche  da  lui  ripetute  anche  negli  anni Venti,  sia  pur rife-
             rendole  alla  "guerra  burocratica",  impersonale,  di  logoramento  condotta  dallo
             Stato Maggiore  francese) C 8 l)_
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