Page 212 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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                  Rispetto  alla  corazzata,  il  Bernotti  è  portato  a  dare  maggiore  importanza
             all'aereo e  alla  pottaerei, anche perché la sua concezione strategica (come quel-
             la  coeva  dell'ammiraglio  Castex  in  Francia)  è  sostanzialmente  antimahaniana.
             Ritiene  infatti  che  raramente  il dominio  del  mare  potrà  essere  conquistato  una
             volta per tutte  con battaglie decisive tra flotte  riunite,  ma che generalmente sarà
             contrastato e  si verificheranno, quindi,  fasi  di attrito nelle quali avranno partico-
             lare importanza il naviglio leggero, i sommergibili e gli aerei.  Ne consegue, sem-
             pre sulle  orme del  Bonamico,  una sostanziale  tiepidezza  del  Bernotti sul  ruolo
             della corazzata,  che emerge in particolar modo negli scritti  dei primi anni Venti.
             Sempre  come  Bonamico,  in  fatto  di  costruzioni  navali  egli  parte  dal  principio
             che  occorre  partire  dalle  peculiarità  geostrategiche  nazionali  e  non seguire  au-
             tomaticamente  le  scelte  delle  Marine  maggiori.  Poiché  le  scelte  compiute  dalla
             Marina  italiana  in  previsione  della  seconda  guerra  mondiale  sono  state  - con
             scarsi  risultati - antitetiche  a  quelle  del Bernotti,  egli  può a  buon diritto  essere
             definito  un  profeta  inascoltato;  non  così  è  avvenuto  per  Oouhet,  che  secondo
             alcuni  suoi seguaci di ieri  e  oggi è  stato un profeta  inascoltato,  ma secondo al-
             tri  studiosi  è  stato  troppo ascoltato,  perché nel  1940-1943  le  sue teorie - alme-
             no  per  l'Italia  - hanno  avuto  il  solo  risultato  di  ostacolare  l'indispensabile
             collaborazione tra  Forze Armate  nella guerra del Mediterraneo.
                  Douhet  ha  avuto  un  avversario  ancor  più  tenace  del  Bernotti  all'interno
             stesso  dell'Aeronautica:  il meno  conosciuto  generale  Amedeo Mecozzi,  che  da-
             gli  anni Venti  fino  al  1970  non ha cessato di  condannarne  le  teorie,  proponen-
             do una strategia aerea alternativa poco condivisa dagli aviatori CS3).  Pur escludendo
             la  convenienza di  impiegare l'aviazione nel campo tattico e  alle dipendenze del-
             le  forze  di  superficie,  Mecozzi  ritiene  poco  economico,  poco  redditizio  (specie
             per le  nostre limitate  capacità industriali)  e  rientrante in  una logica  di guerra di
             logoramento  l'impiego  a  massa  e  indipendente  di  grandi  aerei  (sul  tipo  delle
             "fortezze  volanti"  americane)  in  bombardamenti  orizzontali  "contronazione"  o
             "cont:rocittà". L'aviazione deve invece agevolare la guerra di movimento dell'Esercito,
             colpendo di  preferenza con bombardamenti selettivi le  forze  militari  nemiche o
             obiettivi circoscritti (centrali elettriche,  industrie  belliche ecc.) la cui  neutralizza-
             zione  avrebbe  effetti  immediati  sulle  operazioni in  corso.  Di  qui  il concetto di
             "aereo  d'assalto",  che Mecozzi  definisce  "un bombardiere il  più possibile  simile
             a  un cacciatore"  adatto a  colpire con il  "volo rasente"  al suolo (o anche in  pic-
             chiata) obiettivi di ridotte dimensioni sulla superficie terrestre, e a impiegare con
             lo  stesso criterio  bombe o  siluri  contro obiettivi navali.
                  In sostanza,  sotto taluni  aspetti  anche Mecozzi  può essere definito un pro-
             feta  inascoltato,  precursore  di  concezioni  (validità  - al  contrario  di  quanto  so-
             stiene Douhet - delle difese aeree e dell'aviazione da caccia e da intercettazione;
             formula  tuttora  in  auge  del  cacciabombardiere;  interventi  di  precisione  contro
             obiettivi particolarmente sensibili e  di ridotte  dimensioni,  eliminando o  riducen-
             do i "danni collaterali" alle popolazioni civili) prevalse durante la guerra nell'avia-
             zione germanica e sovietica (Stukas,  Stormovich) e  dopo la guerra, fino  ai  nostri
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